venerdì 15 luglio 2022

il peso della guarigione!!!

A volte basta poco. Basta poco per provare a cambiare le cose, anche dopo diverso tempo, anche quando pensi di non farcela, anche quando tutto ti sembra perduto. Sì, è proprio in queste circostanze, che dovresti provarcela, che dovresti metterti in gioco,  che dovresti prendere la tua vita in pugno, per poterla trasformare, in qualcosa di diverso, in qualcosa di più grande, di unico. Sì, ci vuole coraggio, di un coraggio che si fa fatica a tirare fuori, perché si ha paura. Paura di sbagliare, di non trovare la strada giusta, paura di dover ricominciare, di dover ricominciare da capo, per combattere ancora più strenuamente, una battaglia che non si conosce fino in fondo. Sì, a volte si ha paura, di portare avanti quel percorso di cambiamento, lo tesso che ci tiene in ostaggio con la malattia.
A volte basta poco, così poco per cambiare le cose, per stare meglio con se stessi. Sì, a volte basta poco, per provare a portare avanti quel processo di cambiamento, che da tanti, troppi anni si intende intraprendere. 
A volte basta poco, per provare a intraprendere quel percorso di guarigione, che dà tanto, troppo si vorrebbe portare avanti. Sì, è proprio per via quel processo di cambiamento, che bisogna continuare a combattere, a lottare, senza mai arrendersi, senza mai mollare, perché se siamo arrivati a dove siamo oggi, è solo e soltanto grazie a noi stessi e a chi ci ha aiutato a portare fino in fondo quel percorso. Quello stesso percorso che abbiamo faticato a realizzare, arrivando improvvisamente a sentirci disarmati interiormente. Sì, quella sofferenza, quel dolore, ti danno la netta sensazione che basta poco per comprendere ciò che, per troppo tempo, abbiamo faticato a capire: basta poco per provare a cambiare le cose, per trasformare quel dolore, quella sofferenza, in qualcosa di grande, rendendolo meravigliosamente unica. Ma guarire non è facile, soprattutto quando tutto ti sembra infinitamente insignificante. Guarire è qualcosa di meravigliosamente grande, che richiede pazienza, devozione e tanto, tanto, dolore. sì, il contatto con quella sofferenza, con quel dolore infinito, è colui che renderà la tua esistenza. Ed è con questa consapevolezza, che ti rendi conto che, a volte basta davvero poco: basta un sorriso, una carezza,  un gesto di tenerezza, una persona che ti sa capire per riuscire a disarmarsi dalla stessa fatica di vivere. Infin dei conti, guarire è assumersi la responsabilità della propria sofferenza, provando piano piano, a trasformarla in qualcosa di positivo. In altre parole, in una risorsa per noi stessi e percoloro che ci stanno vicino. Guarire, in definitiva, è la consapevolezza che tutto è dentro di te, che la chiave per salvarti dal tuo stesso mostro, è dentro di noi e che l'unica chiave è nel nostro cuore. Se ammalarsi non è certamente una scelta, guarire è una scelta che continuiamo a fare con noi stessi: una scelta dalla quale non possiamo sottrarci. Perché, in fondo, guarire, significa curarsi e curarsi significa “prendersi cura” delle ferite che il dolore ci ha inficato nel nostro cuore. Per questa ragione, dobbiamo con tutte le forze provarci: provare a fare quel percorso passo dopo passo. Naturalmente, non dobbiamo farlo da soli, ma dobbiamo provare in tutti i modi a gridare con tutte le nostre forze che abbiamo bisogno d’aiut, che abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi oltre che di quello che siamo e siamo stati. Guarire, significa in un certo senso, evitare di ignorare quel grido sordo, che da troppo tempo il nostro corpo e la nostra mente continuano a gridare. In definitiva, guarire, significa non ignorarlo quel grido, ma piuttosto darli una possibilità: la possibilità di uscire da una gabbia, che da tanto, troppo tempo, ci tiene imprigionati. Ci tiene imprigionati nella peggior gabbia che abbiamo conosciuto, il nostro stesso dolore, il nostro stesso male, colui che ci ha distrutto giorno dopo giorno, impedendoci in un certo senso di poter toccare con mano ogni momento, ogni attimo, ogni momento prezioso che la vita ci dona. In definitiva, quel male ci ha impedito, nel bene e nel male, di vivere nel modo giusto ogni emozione che la nostra vita ci potesse offrire. Perciò, guarire, in fondo, significa poter sentire quelle emozioni, dandogli il peso che anno, senza dunque, farsi divorare da quest’ultime. Senza, in qualche modo, darsi la possibilità di vivere fino in fondo ogni attimo, ogni istante della nostra esistenza. Sì, guarire, significa darsela quella possibilità, senza farsi inghiottire dallo stesso peso delle emozioni. In altre termini, farsi divorare dal peso del dolore che da tanto, troppo tempo, ci si porta dentro.

Una nuova cultura del rispetto!!

Ci sono cose che ti feriscono, ma non per questo riesci a fermarle, a interromperle. In un certo senso, non riesci a rompere quel meccanismo che certe dinamiche comunicative/relazionali possono

innescare. Dinamiche, che se lasciate stare possono portare, alcune persone più fragili di altre, ad ammalarsi: ammalarsi di patologie, che giorno dopo giorno, divorano l’anima e la mente di chi ne

soffre. IN altre parole, ci si fa male, di un male, da cui uscirne è ancora più difficile. Perché se dai Disturbi Alimentari si può guarire, è pur vero che se ci finiamo, non è facile né

accorgersene, Né riuscire a prendere la coraggiosa scelta di guarire. Per questa ragione, è fondamentale sviluppare una CULTURA

GIUSTA, diversa, nuova, che aiuti chi non gli conosce ad acquisire una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che, ci aiuterà col tempo, a sradicare quella cultura nociva che certi retaggi culturali

portano. Perché questo possa accadere, è fondamentale continuare a rendere consapevoli, coloro che non conoscono queste patologie, su quelle che sono le conseguenze che mali come questi possono

lasciare: pesanti strascichi che distruggono le vite di queste persone. È perciò importante, lavorare affinché operatori sanitari e società civile, possano conoscere le Malattie del comportamento

alimentare, perché solo così si potrà sviluppare una cultura nuova rivolta a patologie così pesanti sul corpo e la mente delle persone. Una cultura prima di giudizio e pregiudizio, una cultura

che cerchi di evitare ogni forma di critica sul peso e sul corpo. Non si può continuare a pensare che l’immagine corporea e la valutazione del peso,possano essere parametri con cui

possiamo valutare noi stessi e quello che facciamo: perché noi siamo molto, molto di più di quello che gli altri pensano che noi siamo. E, forse, questa è la consapevolezza più grande: la

consapevolezza che da certe situazioni, siamo solo noi che possiamo capire, siamo solo noi che abbiamo il controllo totale delle nostre vite, liberi conoscitori el nostro cure. Nessuno può avere il diritto di giudicarci per ciò che non conosce di noi.

Ma se riuscissimo a sviluppare una cultura più aperta e meno giudicante sull’importanza di non valutare in maniera semplicistica il proprio corpo e quello altrui, avremmo anche la possibilità di

darci una possibilità: la possibilità che da mali come questi si possa guarire, e non ammalarsi con la stessa frequenza, comportata daunacultura di questo

genere che purtroppo li fa crescere e sviluppare nella nostra società odierna. Naturalmente, non sono solo i retaggi culturali a sviluppare le malattie del comportamento alimentare, ma questo è

uno dei modi per favorirne purtroppo la diffusionee continuare a farli crescere sempre di più, provocando un dolore atroce in chi ne soffre.

Chiedimi chi sono!

E' proprio vero che ciò che si dice ha delle conseguenze. La vita me lo ha insegnato in più modi, e a volte è stata piuttosto cruda. E' anche vero che spesso bisognerebbe disarmare certe frasi e armarsi invece di pazienza e di domande. La prima, per aspettare e cercare di capire se vanno poste, quindi il momento e il modo migliori per farlo. Le seconde, per fare chiarezza. Ma ogni domanda va smussata, rivalutata nel tempo, scomposta in tante piccole domande e ricomposta ogni volta cercando di comprendere il più possibile ciò che portiamo dentro, ciò che vorremmo effettivamente comprendere, sapere. Bisognerebbe avere la calma ed il coraggio per rispondere anche alle domande che poniamo a noi stessi, cercando di capire se in definitiva è opportuna questa ricerca di consapevolezza, di verità e cosa ci spinga a farla. E' un lungo viaggio, che assomiglia un po' ad una ricerca di equilibrio che non finisce mai. Io non ho una risposta: a giorni mi sembra che la cosa migliore da fare sia starmene zitto. In altri mi dico che infondo c'è bisogno di parlare, di sputare fuori ciò che si sente. Ma alla fine rimango io: me stesso, con ciò che sono. Con questo cuore che si è formato e deformato nel tempo, con le sue ferite e le sue risorse. Mi darà il coraggio di affrontare anche questo silenzio, anche questa pioggia di domande, di attimi, prima che arrivino delle domande tutte nuove.

Enrico M.

forte come la morte è l'amore: in memoria di uno zio speciale!

sempre durante il mio matrimonio ho scritto questa lettera, dove parlavo con mio zio. Anche questo testo è stato emozionante, vivo di ricord...