venerdì 15 luglio 2022
il peso della guarigione!!!
Una nuova cultura del rispetto!!
Ci sono cose che ti feriscono, ma non per questo riesci a fermarle, a interromperle. In un certo senso, non riesci a rompere quel meccanismo che certe dinamiche comunicative/relazionali possono
innescare. Dinamiche, che se lasciate stare possono portare, alcune persone più fragili di altre, ad ammalarsi: ammalarsi di patologie, che giorno dopo giorno, divorano l’anima e la mente di chi ne
soffre. IN altre parole, ci si fa male, di un male, da cui uscirne è ancora più difficile. Perché se dai Disturbi Alimentari si può guarire, è pur vero che se ci finiamo, non è facile né
accorgersene, Né riuscire a prendere la coraggiosa scelta di guarire. Per questa ragione, è fondamentale sviluppare una CULTURA
GIUSTA, diversa, nuova, che aiuti chi non gli conosce ad acquisire una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che, ci aiuterà col tempo, a sradicare quella cultura nociva che certi retaggi culturali
portano. Perché questo possa accadere, è fondamentale continuare a rendere consapevoli, coloro che non conoscono queste patologie, su quelle che sono le conseguenze che mali come questi possono
lasciare: pesanti strascichi che distruggono le vite di queste persone. È perciò importante, lavorare affinché operatori sanitari e società civile, possano conoscere le Malattie del comportamento
alimentare, perché solo così si potrà sviluppare una cultura nuova rivolta a patologie così pesanti sul corpo e la mente delle persone. Una cultura prima di giudizio e pregiudizio, una cultura
che cerchi di evitare ogni forma di critica sul peso e sul corpo. Non si può continuare a pensare che l’immagine corporea e la valutazione del peso,possano essere parametri con cui
possiamo valutare noi stessi e quello che facciamo: perché noi siamo molto, molto di più di quello che gli altri pensano che noi siamo. E, forse, questa è la consapevolezza più grande: la
consapevolezza che da certe situazioni, siamo solo noi che possiamo capire, siamo solo noi che abbiamo il controllo totale delle nostre vite, liberi conoscitori el nostro cure. Nessuno può avere il diritto di giudicarci per ciò che non conosce di noi.
Ma se riuscissimo a sviluppare una cultura più aperta e meno giudicante sull’importanza di non valutare in maniera semplicistica il proprio corpo e quello altrui, avremmo anche la possibilità di
darci una possibilità: la possibilità che da mali come questi si possa guarire, e non ammalarsi con la stessa frequenza, comportata daunacultura di questo
genere che purtroppo li fa crescere e sviluppare nella nostra società odierna. Naturalmente, non sono solo i retaggi culturali a sviluppare le malattie del comportamento alimentare, ma questo è
uno dei modi per favorirne purtroppo la diffusionee continuare a farli crescere sempre di più, provocando un dolore atroce in chi ne soffre.
Chiedimi chi sono!
E' proprio vero che ciò che si dice ha delle conseguenze. La vita me lo ha insegnato in più modi, e a volte è stata piuttosto cruda. E' anche vero che spesso bisognerebbe disarmare certe frasi e armarsi invece di pazienza e di domande. La prima, per aspettare e cercare di capire se vanno poste, quindi il momento e il modo migliori per farlo. Le seconde, per fare chiarezza. Ma ogni domanda va smussata, rivalutata nel tempo, scomposta in tante piccole domande e ricomposta ogni volta cercando di comprendere il più possibile ciò che portiamo dentro, ciò che vorremmo effettivamente comprendere, sapere. Bisognerebbe avere la calma ed il coraggio per rispondere anche alle domande che poniamo a noi stessi, cercando di capire se in definitiva è opportuna questa ricerca di consapevolezza, di verità e cosa ci spinga a farla. E' un lungo viaggio, che assomiglia un po' ad una ricerca di equilibrio che non finisce mai. Io non ho una risposta: a giorni mi sembra che la cosa migliore da fare sia starmene zitto. In altri mi dico che infondo c'è bisogno di parlare, di sputare fuori ciò che si sente. Ma alla fine rimango io: me stesso, con ciò che sono. Con questo cuore che si è formato e deformato nel tempo, con le sue ferite e le sue risorse. Mi darà il coraggio di affrontare anche questo silenzio, anche questa pioggia di domande, di attimi, prima che arrivino delle domande tutte nuove.
Enrico M.
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