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sabato 18 luglio 2020

Riflessioni libere


Ciò che sicuramente è chiaro è la voglia di vincere e di non lasciarsi sconfiggere dalla negatività che si accinge ad arrivare quando non si reagisce a ciò che ci accade.

Nonostante tutto quello che ho passato, mal di testa, insogne, mal di gamba e ansie continue, cose che in diverse forme, quando sono stanca e affaticata, si ripresentano, la malattia non mi puteva sconfiggere, non poteva bloccare i miei sogni e soprattutto impedirmi di vincere nonostante tutto. Infondo cosa c'è di meglio di essere consapevoli, ma non volersi rispettare? Nulla, c'è solo la possibilità di poter realizzare ogni proprio desiderio lottando strenuamente. Per me amare la vita e me stessa, significa farlo, ma a piccole dosi.
Perciò non ho paura della morte, quella è invetabile, perché tuti prima o poi la devono toccare con mano, ma ho paura che la malattia mi impedisca di fare ciò che mi sembra indispensabile per essere felice.
Non credi allora che essere felici e saper vivere sia soggetivo e che il significato di “star bene” è in definitiva unico e soggettivo?
Per quanto mi riguarda, sono riuscita a costruirmi la mia vita personale e professionale, ma quella clinica resta sempre il punto saliente verso cui non ho mai voluto cambiare. Ma forse va bene così, accettare che non tutto può andare come noi vogliamo o come gli altri si aspettano che noi siamo: noi siamo solo il frutto delle nostre esperienze e dei nostri vissuti, solo questo ci può dire chi siamo stati e chi saremmo. Può certo, tutto è migliorabile, ma è giusto e coretto che ci acettiamo per quello che abbiamo raggiunto e per le strade che abbiamo percorso per arrivarci. E’ necessario quindi che ci guardiamo con compassione e con tenerezza, comprendendo la belezza che è racchiusa nei nostri cuori e nelle nostre menti, aspetto che pochi conoscono, ma molti ignorano. Però solo noi siamo artefici del nostro destino, perché siamo gli unici a conoscerci e siamo capaci  di comprenderne il limite delle nostre possibilità. Un limite labile, perché in realtà non c'è limite alla nostra vita. Se esiste la voglia e l'interesse di lottare, nessuno, nenchè meno la nostra mente, può impedici di riuscirci. Ma sai cosa significa lottare con un corpo che non ti semba appartenere, soprattutto, con delle orecchie che ti sembrano diverse da quelle altrui? Significa doversi adattare continuamente a un dispositivo che nemmeno tu sai perfettamente il suo funzionamento, cercando di comprendere quello che egli ti offre quotidianamente, ma con la consapevolezza che può modificarsi e disintegrarsi continuamente. Ma sai anche cosa vuol dire adattarsi all'ambiente che ti stta attorno cercando di analizzarlo, comprenderlo e appropriandosi della sua fiducia? Significa dover chiedere continuamente conferme, ma soprattutto dover trovare il coraggio e la forza di superare ogni paura che si ci presenta alla mente. Chi non ha a che fare con la sordociecità qualsiasi forma essa si presenta, non può capire cosa significa “accettare” di avere anche altre patologie, sintomi, complicanze, perché questa è una patologia complessa e articolata, più di essere solo sordi o solo ciechi. Significa avere difficoltà a entrare in contatto con gli altri e con le risorse umane che si possiedono. Essere sordociechi significa adattarsi ad una quotidianità che ti impedisce di formarti una cerchia ampia di relazioni, ma nonostante questo si cerca di lottare per tentare di portarsi a casa determinate vittorie. Essere sordociechi, significa anche, non sentire in certe situazioni, ma sentirci in altre, non capire certi concetti, ma comprenderne altrettanti. Significa insomma sapere che l'ambiente ti da degli stimoli che in certi casi comprendi e in altrettanti non riesci a acquisirli e farteli tuoi.  Essere sordociechi significa far fatica a rimanere in ambienti troppo affolati o aperti per tano tempo perché il consumo di energie e di acuteza mentale è limitata. Ciò non significa che stare con gli altri non siia possibile, ma significa essere consapevoli che, se si verifica un certa chiusura è normale, perché significa che in quel momento c'è bisogno di riservare le energie per fare una determinata attività. quindi se si verifica una chiusura non è perché non si accetta l'ambiente esterno, ma semplicemente per difendersi “dai ladri di energie” capaci di buttarti totalmente a terra anche con il morale.


Tutto si può spiegare, approfondire, capire, ma niente si può comprendere.
Tutto si po' sentire, percepire, ma diverso è comprendere ciò che si sta sentendo. Questo è essere sordociechi con impianto coocleare bilaterale.
Perché ci sono persone che non affrontano i problemi o, comunque, continuano a illuderti con i loro silenzi? Perché non si accingono a spiegarsi, parlare essere chiari fin da principio? Perché non dicono le cose come stanno? Perché siamo così complicati a questo mondo?
Per essere davero autonomi bisogna poter fare delle scelte,  che possono essere anche sbagliate, ma solo se sbaglio io, posso capire quale può essere la strada migliore della mia vita, se invece sono gli altri a dovermi dire cosa è giusto e cosa è sbagliato non riuscirei a modificare nulla della mia vita. Quindi la vita è mia ed è giusto che io sia l'unica responsabile delle mie azioni e che non ci siano altre persone che debbano dirmi cosa può essere o non essere giusto. Gli altri possono aiutarmi, supportarmi in questo percorso, ma non possono mai sostituirsi alle mie decisioni.

martedì 7 luglio 2020

Silenzio e amore

Preferisco momenti di silenzio e solitudine al posto di troppo amore per me poco comprensibile.

Avolte l'amore va dato a piccole dosi, perchè si rischia di far sentire la persona sofocata.

Quasiasi sia quell'amore: fraterno, genitoriale, sentimentale, ricordatevi di donarlo con cura e parsimonia, perchè avolte potrebbe sembrare un interesse insensato nei confronti di chi lo donate.

mercoledì 1 luglio 2020

Stare bene



Riconoscere ancora una volta che la differenza per stare bene dippende da quanto valore diamo alla nostra vita. Se quindi riusciamo ad amare noi stessi, accettandoci e rispentandoci (compresa la nostra salute) potremmo ricevere dall'ambiente amore e accettazione.
SE diamo valore alla nostra vita, dunque, riceviamo altrettanta valorizzazione daqi altri; se invece la demigriamo essa stessa ci svaluterà!
Affrontare tutto ciò solo con se stessi è più facile perchè conosci i tuoi scheletri; affrontare te stesso con gli altri è più difficile, perchè hai a che fare con le tue paure e con quelle del tuo interlocutore.
A volte però bisogna trovare il coraggio di affrontarsi e affrontare l'ambiente pur di trasformare le proprie paure!

martedì 30 giugno 2020

Il valore della vita

Solo essendo consapevole del valore della mia vita posso riuscire a usare ogni risorsa per andare avanti; senza partire da sé non c’è terreno su cui costruire. Viceversa, in genere si crea un rapporto di conflittualità con i nostri problemi. Li vogliamo eliminare senza avere il coraggio di guardarli in faccia e chiederci perché questo accade nella nostra vita. La difficoltà è invece proprio la spinta che ci induce, con coraggio e generosità, a provare e riprovare, sbattendo la testa fino a trovare la chiave giusta. Cercando di non cedere alle facili e comuni scappatoie che evitano di affrontare la difficoltà, quali dare la colpa agli altri perché la situazione mi mette in difficoltà, o scoraggiarsi a metà strada pensando di non farcela, e tanti altri. Dobbiamo metterci di fronte al nostro karma con un atteggiamento costruttivo e positivo, vedendo il bicchiere mezzo pieno, insomma, e non mezzo vuoto. Il karma è qui per stimolarci a creare alternative: non è un macigno che ci opprime, un’agghiacciante sequenza di colpe, ma uno stimolo a misurarci con il materiale più interessante e malleabile che ci sia: la nostra vita.,

martedì 23 giugno 2020

Avere coraggio


È difficile avere coraggio. Quindi è una fortuna non fermarsi, continuare a camminare... Finché non ci si ferma, non si ha il tempo di avere paura. In ogni caso, la paura non si può mettere da parte. Ricordiamoci comunque che chi ha avuto coraggio, ha avuto anche paura. A volte non si ha paura solo perché non ci si ferma. È facile quindi essere preda della paura, per questo è importante continuare ad andare avanti senza fermarsi. Anche nella perdita c'è paura, paura di perdere una determinata cosa, un affetto o una certa condizione. Persino nel percorso per raggiungere la propria felicità si ha paura di perdere quello che si ha ora, e questa è una forma di attaccamento. Ma, come si dice: «Cosa che ottieni, cosa che perdi», non possiamo mai sapere cosa succederà nel futuro, e nella nostra vita abbiamo esperienza solo di quello che abbiamo vissuto finora. Quando si ha paura di perdere si pensa che quello che accadrà domani potrà essere peggiore di quello che è accaduto fino ad oggi. Questa è insicurezza, perché si pensa di non saper mantenere quello che si ha. Poiché l'unica cosa che si conosce è il passato, è solo in base all'esperienza già fatta che si può affrontare l'oggi: perciò, per poter affrontare l'incertezza del domani, si deve essere convinti della propria esperienza. E per questo, più sicurezza si acquisisce, più facilmente si affrontano le difficoltà.

giovedì 21 maggio 2020

Vita


Guardalo quel sorriso, perchè saprai che dietro a quest'ultimo si cielano mille lacrime di dolore.

Lacrime che rendono comunque "bella", la persona che sono, perchè nonostante la fatica, fanno vedere quella parte più intima del mio essere. Sono belle quelle lacrime, perchè mi permettono di parlare. Parlare in modi diversi, ma comunque parlare. Eh, proprio mentre verso quelle lacrime che mi rendo conto di quanto la mia vita sia un insieme di oscurità e illuminazione, cosi forte che non si ci può immaginari. Un dualismo alquanto perfetto nella sua imperfezione.

Guardalo quel dolore, perchè se saprai conviverci quotidianamente, non solo ti insegnerà un casino di cose, ma ti permetterà di essere una persona migliore. Un po' diversa forse. >talmente diversa da rendertene conto solo nel momento in cui mi avvrai perso veramente.

Guardagli quegli occhi, che non aspettano altro di essere ammirati, perchè sanno quanto poterli guardare possano regalare una miriade di emozioni. Emozioni che, appunto, con le sole parole non si possono esprimere. Perciò è fondamentale "ascoltarmi" con tutti i sensi: con le orecchie, con le mani regalandomi abbracci intrisi di un'infinità di significati, ma sopratutto dagli occhi, con i quali se lo si vuole si può scrutare anche il mio cuore.

Eh, guarda quel cuore. Guarda quanto è forte e fragile allo stesso tempo. Guarda quanto pesa: l'insieme delle sofferenze passate, l'insieme delle miriadi di cose non dette, tutti i silenzi intrisi di pesanti parole. Insomma, tutto ciò che mi caratterizza in quanto persona si pesante, pallosa, ma anche ricca di un'infinità di parole non dette, silenzi sospesi e un'infinità d'amore. Quell'amore che cerco dagli mondo che mi circonda, senza rendermi conto che l'unica che se lo può dare veramente sono io stessa. Però, fino a quando non avvrò imparato a volermi bene, riempendo quel vuoto d'amore, con il voler stare veramente bene non potrò sentirmi veramente in pace con me stessa.

martedì 19 maggio 2020

Gratitudine

Ci sono momenti, in cui, tutto ti appare difficile, impossibile da affrontare o realizzare. Ma quando ti rendi conto che, nella tua vita e nel tuo cuore, ci sono persone a cui tieni molto, capisci che, anche in quei momenti, così difficili e complicati, in cui ti sembra di non riuscire a fare quello che vorresti, loro continuano a rimanerti accanto per capirti, sostenerti e ascoltarti nei momenti più complicati e difficili, senza mai smettere di credere nelle tue capacità.

Loro sì che sanno rimanere lì, silenziosamente, aspettando che sia la volta buona per incoraggiarti ad andare oltre i tuoi limiti, le tue paure e le tue difficoltà. In tutto ciò, l’arrampicata è stata e, continua ad essere, uno dei luoghi in cui ho trovato quella fiducia, quell’amore e, quella voglia di vivere. Una voglia di vivere così forte, intensa, viva di un’energia capace di farmi andare oltre alla paura di non farcela, al timore di rimanere sola e al terrore di “non sapere più dove andare”. 

In altre parole, grazie a lei e alle persone che me la fanno amare, è diventata mia amica, mia alleata, pronta a sostenermi nei momenti di estrema difficoltà, ad esserci per dirmi che vale la pena, ancora una volta, dire di sì a questa vita, potendone gustare, istante dopo istante, quel suo dolce e amaro sapore che, solo lei, sa donarti attraverso un’infinità di modi per conoscere te stesso e il mondo che ti sta attorno. Ed è proprio grazie a lei e, a quelle persone che sono infinitamente felice di essere qui; di essere qui a combattere, lottare, cadere e rialzarmi, perché so che anche se dovessero andare male le cose, loro sono lì ad attendere il momento in cui troverò il coraggio di rialzarmi e, spiccare il volo verso quella cima. 

Quella cima tanto desiderata, a volte dimenticata dalla voglia di farne un’altra ancora prima di concludere quella precedente. Un desiderio di scoprire questo mondo infinito che mai e poi mai, l’animo mio, ne sarà sfinito, anche quando è desideroso di esplorare tutto ciò che mi permette, di dentro, cambiare. Quella voglia di cambiamento, così desiderato in qualche momento, si trasforma in qualcosa di infinitamente grande, talmente grande da incoraggiarmi a guardare lontano, oltre l’orizzonte, oltre quel cielo lucente al suo tramonto, capace di farci credere ancora delle nostre infinite risorse, che ci permettono di determinare di poterci credere ancora nella possibilità di potercela fare, perché se ci crediamo tutti veramente, nulla e, niente potrà essere impossibile alla nostra mente.,

mercoledì 29 aprile 2020

Vivere la sordità

Vivere la sordità è essere al mare e chiedersi se sia meglio sentire o fare un tuffo in quell’acqua limpida; vivere la sordità è desiderare di poter fare un bagno e sentire, senza dover scegliere;
vivere la sordità è scegliere di poter interrompere le comunicazioni con il Mondo e sentirsi, inevitabilmente, fuori da esso;
vivere la sordità è guardare gli amici giocare e dover aspettare di avere i capelli asciutti per tornare a sentire le loro risate.
Vivere la sordità è chiedere "Cos'hai detto?" e sentirsi rispondere "Niente, niente!";
vivere la sordità è sentirsi mortificati in quel che dentro un po’ muore e che, invece, tanto vorrebbe vivere;
vivere la sordità è andare a ballare con gli amici ed allontanarsi un momento dicendo "Scusate, devo cambiare la batteria";
vivere la sordità è veder avvicinarsi un ragazzo carino che ti parla all'orecchio, non capire nulla di ciò che dice e fingendo, sorridere mentre lotti contro lacrime che spingono per uscire.
Vivere la sordità è voler essere come tutti in mezzo agli altri mentre, invece, sei solo in mezzo a tanti;
vivere la sordità è voler sentire la melodia del creato perché sei parte viva di esso, mentre tanti ti escludono considerandoti una nota stonata in quella sinfonia;
vivere la sordità è chiudere la porta dietro di sé mentre il Mondo va avanti senza accorgersi se ci sei;
vivere la sordità è voler essere riconosciuti per ciò che siamo e non per ciò che non abbiamo.
Vivere la sordità è piangere in silenzio perchè il silenzio lo conosci meglio di chiunque altro e ti senti protetta e consolata per essere presto pronta ad asciugare le lacrime, riappropriarti del sorriso ed uscire, andando incontro al Mondo, per urlare: "Ehi, ci sono anch'io!".
Vivere la sordità è incontrare persone che sono come te ma sentono solo con gli occhi e parlano solo con le mani, cercando di abbattere quel muro di incomunicabilità che si alza tra loro e chi ha imparato a leggere le labbra ed esprimersi con la voce;
vivere la sordità è voltare le spalle a chi si trincéra dietro ad una non risposta lasciando scendere un silenzio che sa di pietà per chi non sa capire;
vivere la sordità è camminare fieri di essere ciò che siamo, a testa alta tra la gente, perchè nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro permesso.
Vivere la sordità è chiudere gli occhi e ballare su note e vibrazioni che non avresti sentito se non avessi cambiato la batteria, sentire la musica che ti entra dentro e seguire il ritmo di una vita che senti finalmente tua;
vivere la sordità è aprire gli occhi e trovare lo sguardo di persone che si sono fermate intorno a te mentre ballavi al tempo del cuore, scoprendo di non essere più invisibile;
vivere la sordità è far notare, sorridendo, a quel ragazzo carino che sta parlando all’orecchio sbagliato; vivere la sordità è scoprire che chi sente è, a volte, più sordo di noi;
vivere la sordità è riprendere le comunicazioni, tuffarsi nel Mondo di suoni e rumori, e sentire il canto di quel mare che, poco prima, ti aveva chiesto di viverlo in silenzio. Vivere la sordità è combattere, ogni giorno, contro ogni piccolo limite ed ogni grande ostacolo verso i quali quel "tutti", a cui cerchiamo di assomigliare, non immagina neanche si possa lottare;
vivere la sordità è essere felici per ogni piccola conquista ed ogni grande scoperta per le quali quel "tutti", con il quale cerchiamo di integrarci, non immagina neanche si possa gioire.
La vita è stata data anche a noi e solo noi sappiamo quanto ci costa viverla ma anche quanto follemente la desideriamo.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo,
ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Non sarà Wikipedia a poter spiegare cosa significa essere sordi;
non saranno le guerre tra chi sceglie di sentire e chi sceglie di restare in silenzio a decretare la vittoria dei sordi;
non saranno le lotte per il riconoscimento di una qualche supremazia degli oralisti o dei segnanti a tutelare i diritti dei sordi;
non si costruisce niente sulle divisioni e non importa se si è figli di due Mondi apparentemente distanti; figli del silenzio o figli del rumore, il Mondo è là fuori ed aspetta solo d’essere vissuto!
Solo l'unione fa la forza, non l'appartenenza ad una categoria, non importa quale essa sia. Solo il rispetto per il diverso, inteso anche solo per il suo pensiero discordante rispetto al nostro, porta alla considerazione che ognuno di noi esige dall’altro.

=Silvia Scialandrone=

mercoledì 22 aprile 2020

Riflessioni

Ciao amici, è una vita che non scrivo su questi schermi, ma oggi mi andava di farlo, per raccontare un po' di me, di quello che sto vivendo e sopratutto, dirvi come sto.
Difficile sintetizzare la mia vita di questi ultimi mesi, perchè sono sucesse tante, tante cose. In primo luogo sto proseguendo il mio percorso universitario effettuando l'ultimo tirocineo presso un'associazione provinciale per i Club Alcologici Territoriali, sto preparando gli ultimi esami, quelli che mi porteranno alla conclusione di questo percorso di laurea, quello in servizi sociali.

Sto inoltreportando avanti le mie attività collaterali, che svolgo nel tempo libero, come Musica e Arrampicata Sportiva, la mia passione principale; sto portando avamti l'attività per la Lega del Filo d'Oro, che mi impegna da quasi 2 anni nel Commitato delle persone sordocieche, aiutandomi in tal modo a consolidare le mie compentenze per un futuro professionale nell'ambito delle professioni sociali e, in fine, sto portando avanti un percorso di cambiamento personale non da poco: da ormai un anno sono supportata psicologicamente dal Centro Diabetologico di Trento. Un percorso che siccuramente non è facile, perchè pieno di ostacoli e dificoltà, oltre che di soddisfazioni e di cambiamenti. Eh, c'è ne sono stati di cambiamenti in quest'ultimo anno di percorso: fra questi cambiamenti posso menzionare la capacità di chiedere aiuto, nei momenti di reale necessità e, sopratutto, di mettermi in gioco totalmente, valorizzando quelle che sono le mierisorse in quanto persona che ha conosciuto la sofferenza umana in maniera profona e viva.

Cambiamenti, che come detto, mi hanno portato, ad agosto scorso, a chiedere aiuto per il mio disturbo/problema alimentare.

Da tempo infatti, sento di avere un rapporto conflittuale con il cibo, che in alcuni momenti della mia vita, compreso questo momento, molto dolore, sofferenza e sopratutto tanta, tanta sfiducia nelle mie capacità oltre che possibilità di uscire da questa sitkuazione. Purtroppo, da quando si chiede aiuto, a quando lo si riceve, ne passa di acqua sotto i ponti, ma spero checol tempo possariuscire a trovare un equilibrio anche per questa problematica cheda diversi anni mi sta psicologicamente distrugendo, anche quando, le cose nella mia vita vanno al meglio.Ammetto chenon è facile, sopratutto quando si è stanchie quando anche il tuo corpo non ti supporta, ma non è possibile fare altro che andare avanti, cercando il coraggio per resistere e trasformare tutto ciò checi fa stare male.In quest'anno, tante sono statele cose che ho fatto, gli interventi pubblici effettuati, le attività che mi hanno coinvolto, ma anche tantesono state le emozioni che hanno percorso la mia vita. Ci sono stati momenti positivi, in cui le cose sembravano cambiare e andare bene, alternati da altri ricchi di difficoltà e tanta tanta sofferenza.

Una sofferenza che ti resta adosso anche nei momenti migliori, anche quando le cose ti sembrano andare bene. Eh, mentre cerchi di andare avanti, affrontando la quotidianità, cerchi di trovare la forza, non solo per andare avanti, ma anche per riuscire a sorridere nonostante la fatica sia immane e la stanchezna avanza velocemente e, tutto ciò, riesco a portarlo avanti grazie all'amore di tante persone come il mio ragazzo, la mia famiglia e i miei amici più stretti che sanno starmi accanto anche nei momenti più intensi, in cui il Dca emerge fortemente e, l'umore, diminuisce velocemente; anche quando tutto mi appare più difficile e impossibile da realiozzare, anche quando mi sembra di non potercela fare. Ed è grazie a queste persone che devo continuare a lottare, anche quando non penso di potercela fare, anche quando penso che è meglio lasciar stare, anche quando penso che non è più possiibileavvanzare. Per tutto questo vi devo ringraziare, perchè sapete sempre ascoltare quello che dentro mi fa male..

giovedì 16 aprile 2020

Amare la vita

Quando ami la vita, spesso non la capisci, ma tu vai avanti, prosegui fino a quando lei stessa ti sa dare le risposte che cercavi da sempre. Quando spesso ci dimostriamo forti e determinati non è detto che dippenda solo da noi, ma credo dippenda anche e sopratutto dalle persone che incontri. Tutte persone di valore capaci di donarsi un po' di se e lasciare il segno nel tuo cuore. 

Sono proprio quelle persone "che ami profondamente" che stimi e riconosci anche a distanza di tempo che ti danno il coraggio di sorridere e a volte di poter mandare al diavolo certi momenti. Senza queste piccole creature, a volte invisibili, non riusciresti a trovare la forza e sopratutto, in alcune occasioni, anche a cambiare la prospettiva verso cui guardare il mondo e se stessi.

venerdì 3 aprile 2020

Pazienza perversa

Non pensare che ciò che faccio abbia sempre un senso; sai, tante volte nemmeno io riesco ad attribuirne un significato, ma pensa che ci sto provando a dargli un senso e a trovare una soluzione, ma a volte questa soluzione ricchiede tempo, fatica una sopportazione e un dispendio di energie che non riesci a  avere nella quotidianità perché le cose che devi affrontare sono tante e se dovessi soffermarti anche su quelle che ti fanno più male, non riusciresti più ad andare avanti.

Per questo ti chiedo di pazientare, o almeno, di non esagerare nel momento in cui tutto questo non riesco o non lo voglio affrontare; anche se so che questo lo fanno solo le persone a cui voglio più bene, solo loro sanno rimanere a guardare, nella speranza che un giorno tutto questo possa cambiare. Lo so che deve incominciare da me, anche se so anche che ci vuole pazienza, tempo e molta energia, che non la vorresti gettare tutta via. Se resterai e aspetterai capirai che molto dipende dalla malattia, così complessa e impossibile da mandare via.

Lo so so, ti sembrerà una pazzia, tutto quello che avviene nella testa mia, ma credimi, non è cattiveria, non è malizia la mia. È un dato di fatto che spesso da di matto a chi mi sta accanto. Lo so che fa male, ma credimi, anche dentro di me c’è un profondo pianto, dato dai sensi di colpa per non averti dato mai una possibile risposta. Ma nemmeno io risposta non c’è l’ho e tutto ciò, male fa, lo so. Sapere si dice che sia un primo passo per una soluzione vedere, senza però intravvedere una soluzione automaticamente, soprattutto quando di te relativamente non te ne frega più niente, dimenticandoti che però, forse, a qualcuno, alla gente, la tua fregatura fa fortemente paura.

Cosa voglio dire in tutto ciò? voglio dire che davanti a certe cose, soluzione potrebbe anche esserci, ma fino a quando tu non desideri cambiare, nessuno lo può fare al tuo posto. per questo motivo alcuni motivi abbisognano di tempo, in alcune situazioni anche un'intera esistenza.

giovedì 2 aprile 2020

Silenzio



Chi conosce il silenzio, sa riconoscere la sua presenza e sa quanto sia importante che ci sia anche nella vita degli altri;
  
chi conosce la solitudine sa perfettamente che talvolta è necessario trovare uno spazio tutto per se;

chi conosce la belezza del silenzio e dellla solitudine sa quanto questi _siano preziosi , in alcuni momenti, per poter stare bene.

Vedere la luce del silenzio e della solitudine degli altri a volte è triste e non vorremmo che ci fosse, ma altre volte è necessaria per sentirti capito!

l'inesorabile forza dell'amore può tutto!!!

Ci sono storie che incominciano prima che tu possa imaginare: nascono dal cuore e ti riempiono d'amore. lo stesso che senti nei confront...