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martedì 28 ottobre 2025

Prendersi cura non solo della salute fisica, ma anche di quella del CUORE!

Eccoci qua, a scrivere, a raccontare come questi ultimi mesi sono stati pesanti per me e mio marito. mesi intensamente devastanti in cui non c'erano certezze, dove ogni cosa era messa in discussione da un malessere emotivo e fisiologico senza precedenti. ho infatti imparato a conoscere la depressione, ma non è la stessa cosa: quando non si sta bene fisicamente è un grand casino, sopratutto se ti capita di non riuscire a stare sveglia anche quando provi a mangiare, oppure quando non riesci più a digerire nemmeno un brodo. l'unica cosa che riesci è dormire e non è un sonno ristoratore, ma semplicemente distruttivo. nonostante le  decine di accessi al pronto soccorso dagli esami non emergeva nulla, ma dentro ero distrutta perché stavo veramente male fisicamente. avevo continuamente mal di stomaco, rimettevo liquidi continuamente e non riuscivo a mangiare nulla. Ricordo l'ultima volta che sono andata al CSM (centro di salute mentale) e anche quel giorno dovetti resistere, ma rimisi sul corridoi i liquidi che non riuscivo a trattenere e pure lo psichiatra pareva preoccupato e dispiaciuto per come stavo. inoltre, chi mi ascoltava il respiro, mi diceva che avevo un fiato  corto, ma nessuno degli operatori medici ci dava troppo peso, nonostante continuavo a chiedermi cosa stava accadendo. quest'incertezza, il non sapere perché stessi così male, mi metteva molta, moltissima, ansia; in più, essere in balia del dolore, spaventa e ti fa sentire in balia degli eventi, quasi da non vedere via d'uscita. in altri termini, ti sembra che quel dolore, la sofferenza, non finisca mai più. per fortuna da lassù qualcuno ha guardato e in un'occasione di visita di controllo a Padova, dopo la visita, accorgendosi che il cuore era altamente scompensato perché pompava molto lentamente, hanno deciso di ricoverarmi. ero contenta di quel ricovero, perché finalmente, dopo mesi, mi era più chiaro il motivo per cui stavo male. In altri termini sapere come stavano le cose mi faceva sentire meglio e grazie ai medici che mi seguono siamo riusciti a trovare la terapia giusta per aiutare il cuore a recuperare la sua funzione naturale.

ora che vi ho raccontato in breve come sono andate le cose, vi lascio alle riflessioni fatte e alle emozioni vissute durante quella settimana di ricovero. D'altronde, questo è sempre stato il mio spazio per lasciare agli altri ciò che ho vissuto e le riflessioni che mi vengono in mente vivendo le mie esperienze; tutti pensieri che però riguardano una grande categorie di persone coinvolte: i professionisti sanitari da un lato e noi pazienti/persone che voremmo essere presi in cura a 360 gradi dall'altra. questo è per me lo scopo di pubblicare su questo Blog le mie sensazioni rispetto all'esperienza vissuta, a maggior ragione se penso che l’emotività sia intrecciata, più di quanto possiamo imaginare, con la clinica.

Scrivo queste righe,  perché ho bisogno di mettere nero su bianco ciò che ho pensato in questa settimana di ricovero.Queste righe dovrebbero aiutarvi a capire cosa è che mi tocca e sopratutto tenere conto della complessità che certe situazioni richiedono.


difficile elaborare questo ricovero, sia per la velocità con cui si è presentato, sia per l'intensità con cui l'ho vissuto.

sinceramente ero contenta di averlo ottenuto, perché quello scompenso era frutto di un insieme di esperienze vissute in questi ultimi 2 anni.

la malattia oncologica di mio zio, la scoperta della leucemia linfatica cronica di mio papà,  il primo aborto spontaneo, la gravidanza interrotta e l’aggravamento della llc di mio padre, senza togliere l'ansia, la paura e la sofferenza che tutte queste esperienze hanno portato. in mezzo a tutto questo mio zio è venuto a mancare nel giugno del 2023, quest'anno un mese prima di Boris ho perso anche mia nonna e poi è accaduto ciò che come coppia non ci saremmo mai immaginati. inoltre, quest'estate, come sapete già, non è stata delle più tranquille: fra i mille farmaci fatti in pronto soccorso, la tensione emotiva di non sapere cosa accadeva e appunto il peggioramento di papà, mi hanno creato ancora più difficoltà a stare in piedi. e quando sono arrivata a quel lunedì 29 settembre, la soddisfazione più grande è stata sentirci considerati, ascoltati per ciò che avvertivano come pericolo. sì, ho avuto paura di non farcela, di non riuscire a continuare a vivere, sopratutto nelle ultime settimane, come se non avessi più la forza di resistere. l'unico modo per combattere che avevo era dormire, dormire per non pensare al peggio e per non stare male prima di tutto fisicamente e poi anche emotivamente. pure come coppia stavamo incominciando a perderci, perché non riuscivamo più a comunicare fra di noi: sì stava così male che tutto sembrava impossibile da affrontare e chi ci stava accanto, in particolare i miei genitori, si sono resi conto di quanto stessi soffrendo perché mi vedevano dormire sempre. Credetemi  è terribile vederti la vita sfuggirti dalle mani e non poterci fare niente, se non aspettare e sperare che qualcuno ti consideri per quello che senti dentro. e poi, ciò che ti fa soffrire ancora di più è sentire il tuo compagno di vita chiederti se c'è qualcosa che potesse fare per farmi stare meglio, dirli che purtroppo non poteva farci molto e che stava facendo il massimo per starti vicino. è stato così devastante  sentirlo impotente e spaventato per ciò che stava accadendo. in più non sapere, non avere chiaro perché si sta male, è qualcosa che ti atterrisce, perché ti porta a pensare a mille cose come: è questione di troppo stress, ho tanta ansia, perché bisogna stare così male. ecc. quando si è consapevoli, per quanto possa fare male, tutto risulta più chiaro e ti permette di chiarirti meglio come stanno le cose. per questo posso dire che una volta capito che si trattava di scompenso cardiaco, avevo più chiaro la ragione per cui sono stata così male nei scorsi mesi.e allora è stato tutto più facile da vivere.

quello che mi è dispiaciuto è stato attribuire tutto ciò che è accaduto alla gravidanza. fermo restando che per via delle mie condizioni cliniche, una gravidanza è controindicata, non si può pensare che tutto quel dolore fisico sentito nei mesi precedenti, che certi giorni sentivo fino allo stremo, avessero messo in seria difficoltà il mio cuore e i miei polmoni?

mi sembrano passati troppi mesi dall'evento e sopratutto dai primi esami cardiologici non era emerso nulla che potesse far pensare a conseguenze legate al parto infine, penso che vada posta un po' di attenzione al tema della gravidanza, a come mi sono sentita quando avete sospettato che lo scompenso sia causato dalle gravidanze che ho affrontato in questi due anni.

penso vada fatto per rispetto di Boris, e di ciò che ci troviamo a vivere come coppia, come famiglia in quanto suoi genitori.

Boris è e resterà per sempre nostro figlio, anche se non lo abbiamo fra le braccia, ma in una tomba in un cimitero. Boris è e resterà sempre presente nelle nostre vite donandoci tutto l'amore che abbiamo sentito in quei quasi 6 mesi di vita vissuta assieme e ancora oggi che non è é qui con noi, quell'amore continuiamo a sentirlo in maniera intensa e forte. per tutto questo mi sarei aspettata un po' di silenzio e umiltà nel tirare fuori questo tema, anche perché, al di là di tutto, di ciò che vorremo in futuro, io sono e resterò per sempre la sua mamma. una mamma, che come tante altre, sta vivendo (seppur silenziosamente) l'elaborazione di un lutto particolare: un lutto perinatale e in quanto tale, questa tipologia di lutti, richiedono molto più tempo per essere elaborati, senza contare il fatto che per qualcuno ci vuole molto più tempo del "normale" per considerarli superati. ed è questo il nostro caso: dopo che avete toccato questo argomento posso dire che siamo tornati in dietro di un bel pezzo, ponendoci le stesse domande che ci facevamo all'inizio di questa storia; ma ciò che è peggio, è che improvvisamente, non solo ho sentito di avere le idee ancora meno chiare di qualche mese fa, ma anche colpevole di tutto ciò che è accaduto e onestamente, bastava già il percorso interiore che stavo cercando di fare per andare avanti, ma si è aggiunto pure il fatto che mi sento in colpa per tutto.e dopo tutta la terapia fatta, per smettere di sentirmi sbagliata e in colpa, mi ha ferito molto, quasi più di sapere la ragione per cui quel cuore era in difficoltà. per questo vi prego di fare attenzione a come comunicate un dato problema di salute e le cause, perché qualcuno non solo non è pronto a ricevere quella risposta e poi, che ne sapete, in che fase di accettazione o di elaborazione quella persona si trova. naturalmente non potete saperlo, per questo vi invito a prestarci attenzione quando volete trasmettere informazioni così delicate e riservate alla coppia, questo perché non a caso, andava a toccare non solo me e il mio stato di salute, ma anche quella di chi mi sta accanto ogni giorno, il quale, come Me e Boris, richiede il suo rispetto: il rispetto del suo dolore e sopratutto del non sapere cosa si porta dentro; perché come ho sempre sostenuto e continuerò a esprimere fino a quando ne avrò le forze, l la psiche, le emozioni, possono influenzare molto di più di quanto possiamo imaginare anche la componente biologica e sociale. per me queste non sono solo definizioni, ma concretezza, fatti, realtà vissuta sulla pelle delle persone. ed è anche per questo che da chi mi segue richiedo la pazienza di essere ascoltata non solo dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista emotivo ed umano, perché le due cose nella mia storia (ma credo anche in quelle di altri) la componente emotiva va sempre a braccetto con quella biologica e viceversa. non è infatti un caso che spesso che le mie crisi emotive si ripercuotono sul corpo e viceversa.e dalla psicoterapia fatta in questo anno e mezzo, mi sono accorta di quanto l'ansia reagisca sul mio corpo. d'altra parte con me basta un'azione, un gesto, una parola per farmi pensare anche per giorni, fino a quando non ho l'occasione di esprimerla per iscritto. questo resta un modo per smettere di rimuginarci e poterne parlare con più calma poi a voce. ritieniti quindi fortunato, perché ora che ho avuto modo di fartele avere, la mia testa smetterà di pensarci e si concentrerà su altro. naturalmente, racontare i quello che ho vissuto, non significa che non seguirò la terapia che mi avete indicato, o che intenda fare qualcosa di diverso, intendo solo far riflettere e permettere di farvi riflettere sulle varie ipotesi che vanno tenute in considerazione quando si affrontano situazioni così complicate come la mia. in altre parole, quello che penso è che bisogna sempre tenersi aperte tutte le possibilità prima di pensare che la causa potrebbe essere solo una e quindi focalizzarsi solo su un unica risposta,  in situazioni come la mia, che sono molto più complesse e fra queste possibilità, anche il casino emotivo può contare, anzi, spesso, può avere un'importanza maggiore di quello che possiamo imaginare. naturalmente dal mio punto di vista, è normale, perché ci faccio i conti ogni giorno tant’è che basta un po' di rabbia per avere un mal di testa o un po di ansia per provare nausea, figurati come possa sentirmi per qualcosa di ben più complicato e incasinato di un po' di ansia o di nervosismo. non a caso chi mi sta vicino, sa perfettamente della mia altissima sensibilità e cerca sempre di usare la comprensione per ferirmi il meno possibile, anche se a volte è molto difficile. 

mercoledì 5 agosto 2020

IL RAGAZZO DI GIONA:IN UNA GIORNATA DI SILENZIOSA LOTTA

IL RAGAZZO DI GIONA: IN UNA GIORNATA DI SILENZIOSA LOTTA 

 

Ciao a tutti. Sono io, il ragazzo di Giona.

Sono qui a raccontarvi come la vita ci sappia sorprendere, come l’amore ci sappia sorprendere: come Giona stessa sappia farlo.

Sono qui a vivere forte, senza tregua, in un condominio di una città che non conosco, o almeno, non come vorrei veramente. Sono qui ad ascoltare i silenzi e a scrivere un documento in Microsoft Word: qualcosa che per chi mi conosce bene sembrerebbe quasi impossibile.

Non fosse che… beh: sono qui, a farlo, proprio in questo momento. Un momento piuttosto strano, in cui la comunicazione è cessata d’esistere, dove non esiste più alcuna possibilità di dialogare, quasi come se quelle stesse parole fossero diventate muri. Muri capaci di creare uno sbarramento tra lei e le persone che le stanno attorno. E quando questo accade, non hai più la possibilità di parlarci, di dialogarci. Non hai nessuna strategia capace di farti andare oltre quella barriera: la coltre barriera che cinge il suo cuore. Un cuore grande, prezioso, forte e fragile allo stesso tempo. Un cuore che ricorda tutto: cicatrici del passato, nostalgie perverse e gioie del miserabile presente e del speranzoso futuro.  

 

Ho conosciuto Giona cinque anni fa, o qualcosa del genere: devo dire che la mia memoria non è molto buone e con Giona il concetto stesso di tempo perde consistenza. Con lei è tutto quanto forte e il cuore si trova a correre a rotta di collo per la strada della vita quando sei accanto a lei.

Potrei usare tante parole per parlare di lei e ne ho usate fin troppe forse: ma la prova più grande che ho di quanto sia, è il fatto stesso di essere dove mi trovo.

Sì, si dice spesso che l’amore sia tante cose e con Giona le sto vivendo tutte: coraggio, lealtà, pazienza e anche sofferenza. Sì, sto vivendo tantissimi sentimenti tutti differenti, forti e vividi come il suo cuore. Sentimenti che sono trame di quell’unico grande regalo del cielo che è l’amore, che è lei per me. Un regalo grande grande parte della stessa vita.

 

Da qualche tempo mi sono trasferito a Rovereto, dove sto provando a trovare un po’ di indipendenza, di pace. Le due cose sono connesse per me: infatti anche per questo forse ho rimandato più di quanto avrei dovuto, per così dire, questo momento. Un momento grande unico, in un certo senso. Al contempo, difficile e doloroso. Un po’ come tutti i grandi percorsi della vita.

Ho il mio bagaglio di difficoltà e sembra che la vita mi stia invitando ad esporle, a tirarle fuori una dopo l’altra, col coraggio di chi non ha una soluzione a portata di mano, davanti alla persona che ama, alla quale vorrebbe a volte far vedere solamente il meglio di sé. Anche se non è possibile. Non è giusto forse, perché la vita, infondo, è fatta di tutto: felicità difficoltà, coraggio e paura, gioia e sofferenza. E non potrebbe essere altrimenti. 

Sarà per questo che il cielo forse, la vita, cerca di non farci perdere occasione per dimostrarci quanto siamo fragili: spingerci a farlo verso gli altri, soprattutto chi amiamo. Perché sia poi possibile trovare il coraggio vero in un abbraccio: quello di chi sa guardarti dentro conoscendo bene i tuoi limiti. Quegli stessi limiti con cui lei, con la sua stessa semplicità e dolcezza disarmante, ti costringe a fare i conti, ti costringe a confrontarti. E quanto dolore, quanta sofferenza, quanta paura ho sentito in quei momenti? Tanta, troppa forse. La stessa che però mi ha insegnato ad essere un uomo, che mi ha insegnato, a fare i patti, a tu per tu, con me stesso, con la parte più fragile di me. Lei è stata la ragazza, la Donna, che mi ha fatto capire che la vita, a volte, ci costringe dolorosamente, a dover effettuare scelte, prendere decisioni, con cui non avresti mai voluto avere a che fare.

Giona sì è una donna dal cuore grande, con le idee chiare e con tanti sogni nel cassetto che giorno per giorno sogna di realizzare. È una donna perspicace, da una determinazione fuori dal comune: quando si mette in testa una cosa, la vuole realizzare a tutti i costi, anche quando provi a farle capire che facendo di testa sua non otterà il suo obbiettivo, anche quando, in qualche modo, provi a contraddirla non c’è verso di farle cambiare idea. Ed è forse anche per questo che la amo per come è: perché sa sempre mettere il cuore al centro di ogni cosa, ogni insignificante cosa.     

 

Sono il ragazzo di Giona, ma contrariamente a quanto accade in certi film, o certi libri, non sono. Sempre e solo artefice della sua felicità. Spesso ci siamo scambiati dolore, spesso ha piovuto dai suoi occhi: lacrime d’amore, di rabbia, di pazienza, di stanchezza. Eppure, siamo qui, gomito a gomito con la vita, con le sue sfide che ogni giorno ci forgiano e ci spingono a cercare di conoscerci, di comprenderci, di capirci sempre di più.

Con Giona sto imparando che l’amore è qualcosa da vivere e costruire giorno dopo giorno, Insieme: non è mai qualcosa che si può considerare raggiunto, conquistato, è qualcosa per cui si lotta giorno per giorno, per conoscere, per comprendere almeno un pochino, anche se alla fine non resta che vivere: vivere fino infondo. Non resta che affidarsi a quel mare di sentimenti, a quell’infinità di emozioni che travolge il cuore e la mente,lasciandoci spaesati quasi, giorno dopo giorno, stupendoci di quanto sia meravigliosa, la vita, questa vita.

 


Enrico Mioso

sabato 4 luglio 2020

Un bisogno morboso di sentirsi capiti

Dentro ti senti morire. Morire di qualcosa che hai progettato e realizzato con le tue stesse mani. E, più il dolore dentro di te aumenta, più i pensieri cupi, tristi, pericolosamente nocivi affiorano alla tua mente: improvvisamente ti sembra di soffocare, di non respirare, ma soprattutto, hai l’impressione di non meritarti più niente, nulla, nemmeno la tua stessa vita, nemmeno tutto l’amore che hai ricevuto e ricevi dalle persone che ti stanno accanto. NO, non c’è pi] nulla che ti sembra poterti tenere in piedi, almeno questo è quello che pensi in mometi come questi: momenti in cui molleresti tutto, smetteresti di lottare, smetteresti pure di vivere, pur di affievolire il fuoco che si ci port dentro: il fuoco della morte. Un fuoco che ti prende tutto: cuor, testa, stomaco gettandoti sempre più negli bbissi della malattia. E mentre tutto questo dolore ti schiaccia, ti spompa, perdi pure le forze di combattere, lottare per poterla cambiare. A forza di combattere, ti senti strenuato, primo di forze e di parole: non sai più cosa dire, cosa pensare, perché la malattia ha già deciso per te: ha deciso che tu devi continuare a farti male. Un male che ti prende tutto ciò che c’~ nel cuore, persino quelle lacrime: quelle con cui, col passare del tempo, impari a parlare, communicare, in qualche modo, manifestare il propro dolore. Il problema, è che più provi a commnicare attraverso ve traverse, nessuno, anche colui che ti conosce al meglio non riesce a compredert: a comprendere quanto sia grande il peso che ti porti dentro. Un peso che non senti sono nell’animo, ma anche nel corpo. Quel copo stlacciato, deturpato, rovinosamente distrutto, ci ha provato a farsi capire, a farsi sentire, ma in queto odo nessuno l’ha potuto ascoltare, vivere, percepire. E, più provi a combattere perché gli altri riescano a percepire, anche in minima parte, ciò che si sta vivendo, non ci riesci e, meno ci riesci, più ti sembra tutto iraggiungibile, impossibile. In altre parole ti sembra di star combattendo una battaglia persa già in partenza, dove comunque i caduti sono tanti, troppi. E più ne perdi, più hai l’impressione che tu non puoi farci nulla, se non continuare a combattere come stai già facendo, consapevole che alla fine sarà lei, la malattia, a rubarsi tutto di te, i tu: sogni, le tue speranze, i tuoi affetti. Insomma, tutto ciò che ci appartiene. E mentre la morsa della MORTE ti divora, ti distrugge silenziosamente, tu cerchi di andare avanti, di tirare fuori tutta la forza che possiedi per vivere almeglio i giorni che ti restano. E, mentre ci provi, mentre cerchi di rialzarti, di rimetterti in sesto, ti rendi conto che l’unico modo per provare a capirsi, ad ascoltarsi, è PARLARSI: non necessariamente con le parole, quelle a volte distruggono, allontanano, impediscono di poter dilogare col cuore. Quel cuore che ha bisogno di un’infinità d’amore, di conferme. Così tante che non potrebbe bastare una vita per poterle ricevere. Ed è propro qui che si ci rende all’evvdenza: si ci rende conto che ciascuno di noi, fa il proprio meglio per stare bene e, di conseguenza, rendere un po’ più felice, chi ci sta vicino ogni gioqno. Mentre queste parole escono come un fiume in piena dal mio cuore, mi rendo conto di quanto sia vera la massima che dice che le parole possono essere finestre, ponti, allo stesso tempo, possono divenire anche muori, gabbie da cui è molto difficile liberarsi. In altri termini il linguaggio può essere considerato nostro salvatore, capace di costruire reti forti, importanti capaci di farci, in qualche modo, stare bene con noi stessi e con gli altri. Allo stesso modo, si ci può trovare in circostanze in cui entrare in relazione diventa alquanto complicato: ti trovi improvvisamente a non poterle più utilizzare quelle parole, perché da risorsa, possono divenire un limite. In altre parole, possono impedici di avicinarci, almeno col cuore.

l'inesorabile forza dell'amore può tutto!!!

Ci sono storie che incominciano prima che tu possa imaginare: nascono dal cuore e ti riempiono d'amore. lo stesso che senti nei confront...