mercoledì 24 febbraio 2021
Il diritto di essere liberi
Il diritto di essere liberi
Dovremmo essere tutti liberi di poter scegliere, di poter scegliere cosa farsene della propria vita. Nessuno dovrebbe decidere
per noi, imponendo il suo punto di vista, o ancora meglio, la sua decisione. In altre parole, nessuno, nemmeno chi ci ha messo
al mondo, può² imporsi su di noi, su quello che siamo e siamo stati. Non può² permettersi di prevaricarci nel portare avanti
scelte differenti, perché facendo così si impedisce di lasciare liberi le persone di essere se stessi. Cosa che non si dovrebbe
mai fare, perché impedendo all'altro di essere se stesso, gli si impedisce di costruire la sua strada, ma sopratutto non gli si
da la possibilità di costruire un proprio percorso, impedendogli in questo modo di crescere nelle proprie potenzialità , che per
ciascuno di noi sono infinite. Per questa ragione è fondamentale esserci, sostenere le persone, ma non è possibile sostituirsi
a loro. Questo perché non si da la possibilità di imparare, di crescere e di sperimentare le infinite possibilità che la vita
ci può² regalare. Regali che se non cogli in tempo, rischi di perderteli per sempre. Perché, infondo, la vita è così: è come un
treno, un treno che devi saper prendere in tempo, perché in certe circostanze, non puoi recuperare. E quante sono state le
volte in cui ti sei pentito di percorrere quella strada per il semplice fatto che le circostanze in cui ti trovavi te l’hanno
impedito? tante, troppe volte.. . E avvolte, il tempo per accorgertene è passato troppo in fetta...
Per questa ragione non precluderti mai la possibilità di poter scegliere, ma sopratutto di poter essere libero di decidere per
te stesso e per la tua vita. E quando ti rendi conto che qualcuno te lo impedisce, devi fermarlo perché dopo potrebbe essere
troppo tardi, perché togliere il potere agli altri di decidere per noi e per la nostra esistenza è troppo complicato in alcuni
casi.
Ebbene sì, è successo così anche per me: per anni ho provato a dire la mia, a dialogare e farmi rispettare i miei diritti, ma
tante, troppe volte mi è sembrato di riuscirci. La verità è che dall'altra parte non mi sentivo sufficientemente ascoltata,
anche quando gli altri ci provavano. Per questa ragione insisto nel dirvi che farsi rispettare e far rispettare le proprie
ragioni, quando bisogna, è fondamentale, perché a lungo termine, non si fa altro che farsi male.
Nel mio caso, più che farmi male, mi sono trovata a dover far capire che l’utonomia si acquisisce indipendentemente dai propri
limiti, indipendentemente dalla presenza di una disabilità . L'autonomia si acquisisce nel momento in cui la persona è consapevole delle sue scelte e in relazione a queste può² portare avanti decisioni sue. Decisioni che naturalmente comportano
una buona parte di responsabilità , ma questo è del prezzo della partecipazione nel contesto sociale in cui si è vive. Partecipare
ed essere protagonisti significa essere in grado di far fronte alle proprie scelte, conoscendone a fondo le proprie
conseguenze. Questo significa essere autonomi: significa essere consapevoli di chi si è, e di chi si vuol diventare, tenendo
conto di tutti gli elementi che ci possono influenzare. Fra questi vi è anche l’impossibilità di poter scegliere:
l’impossibilità di poter decidere cosa fare di noi e delle persone che vogliamo accanto alla nostra vita.
E tu sei riuscita a far prevalere questo tuo diritto: uello di poter decidere, ma non solo, hai avuto la prontezza di capire quando la tua libertà veniva a mancare. Ed è questo che che ti rende speciale: essere libera anche in mezzo ai condizionamenti degli altri. ed è per tutte queste ragioni che sei bella:perché sai essere ciòche sei nonostante tutto: e nonostante tutto non c'è mai stato modo di piegarti
fino infondo, di non farti essere ciò che sei. Quanti silenzi, quante piogge, quante tempeste hai superato giorno dopo giorno:
per arrivare qui dove sei ora. Qui dove sai ancora sorridere e piangere così tanto, con quel cuore che tiri fuori giorno dopo
giorno, pioggia e sole, urlete e silenzi, carezze e fermezza. Sei tanto tanto Giona, e non c'ò stato modo di impedirti di
essere libera, di essere ... semplicemente te stessa. A volte se penso a quanto ho rischiato di perderti ... mamma mia.
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Nonp è ossibile impedirti di essere ciò che sei, perché sei tanto forte. Anch'io ho provato ad impedirti di darmi così tanto
cuore, di starmi vicino anche quando non me la sentivo: eppure, tu con la tua dolcezza, la tua determinazione, con la tua
voglia di vivere, sei sempre stata più forte. Così tanto forte: un po' come il sole che entra da una finestra anche se chiusa,
perché le tende della paura non riescono a tenerlo fuori. Tu sei sempre stata così: improvvisa, come la pioggia d'estate sulla
spiaggia, come quel mare che balugina all'orizzonte, irrequieto e dolcissimo allo stesso tempo. Sei sempre stata così:
scommettendo tutta te stessa ogni volta, perché la libertà è parte di te, e forse per questo l'hai
sempre cercata. Eppure lo hai sempre saputo fare nel modo giusto, riconoscendo il valore delle regole, la necessità
dell'indipendenza e della dipendenza in un certo senso
martedì 23 febbraio 2021
Passo dopo passo si supera tutto!
A volte la paura ti prende e ti trascina in un vortice che nemmeno tu sai
comprendere fino in fondo. E più cerchi di capirla, più ti senti sprofondare dentro di lei, come avvolgere in un freddo che
sembra quasi gelare il cuore, i pensieri.
La verità è che vorresti lasciarla da parte quella paura, non affrontarla, fare finta che non esista, ma lei è lì che ti aspetta quando meno
te l’aspetti. È pronta a coglierti di sorpresa nei momenti di maggiore difficoltà, quando l’incertezza fa capolino nei nostri cuori,
nei nostri pensieri. Sì, in quelle occasioni tutto ti spaventa e qualsiasi scelta che fai e vorresti fare ti sembra impossibile, troppo carica
di difficoltà. La verità è che ci vuole coraggio per sconfiggere la paura e impedirle di farsi beffe della nostra vita.
Ci vuole così tanto coraggio, determinazione e forza per ricordarci quali erano i nostri obiettivi e continuare a perseguirli
anche in mezzo alla tempesta delle emozioni. La stessa tempesta che, spesso, ci coglie impreparati difronte alle sfide della
vita.
Ci vuole coraggio, ci vuole calma e pazienza per affrontare la paura: ed è così difficile, perchè è il vento freddo di certe
consapevolezze che sembra sfiorarti le spalle, farti sentire come in un infinito inverno. Ma l'amore ci spinge a tirare fuori
tutto ciò che siamo, anche quando sappiamo che non sarà bello, anche quando ci rendiamo conto che sarà necessario fare i conti
con i nostri limiti. La affronteremo in due quella paura: un passo dopo l'altro, un attimo dopo l'altro, una paura dopo l'altra, anche quando il silenzio
sembrerà divorarci. Perchè quando sono tra le tue braccia so arrendermi anche ai miei limiti per cercare di migliorarmi, di
combatterli in un altro modo. Perchè quando mi accogli nel tuo cuore, in quell'attimo esatto dove le parole lasciano spazio alle
emozioni e diventiamo vita, so che la paura non potrà fermarci. Non lo ha mai fatto, e non lo farà. Perchè ogni giorno
cercheremo di ascoltarci ed ascoltare anche la paura, esserne consapevoli. Per mano nei sentieri a volte impervi della vita.
lunedì 1 febbraio 2021
Consapevolezze perverse
mi sento morire dentro, o comunque sento che tutto mi soffoca sempre di più giorno per giorno. In verità, mi rendo conto che ho bisogno di tutto: anche di tutto questo marasma di emozioni, di stati d'animo e sensazioni. Sì, ho bisogno anche di vivere tutto questo per acquisire nuove consapevolezze, per sentire che, dentro di me, le cose cambiano e possono modificarsi quando meno c'è l'aspettiamo.
vivere queste esperienze ti spegne - anche se inizialmente non te ne rendi conto. Per un po' ti senti come disattivo, bloccato, impedito nel tuo muoverti e nel provare emozioni come le provavi prima. Come se tutto intorno fosse attutito, ciò che è bello almeno, perché ciò cheti fa sentire male alla fine riesce a passare lo stesso da quella coltre di stanchezza, di nervoso forse, di fastidio. E' come distruggersi un po' alla volta e lasciare che quel mare ti scavi dentro di volta in volta, finché cominci a riconoscerlo e riconoscere la strada che fa dentro di te, riconoscere i punti in cui è già passato. E' incredibile, perché alla fine riesci a giustificare il modo in cui ti fa sentire, magari solamente perché ti ha dato qualcosa di temporaneo, anche se già sapevi che saresti caduto. Poi ti svegli il mattino dopo, e devi constatare di non stare benissimo. ieri eri attivo, ti sentivi magari instabile come la barra braille che ogni tanto visualizza rumore dovuto forse ad una alimentazione non stabile o sufficiente. Ma il PC aveva spazzato via tutto questo, riportandoci nel mondo delle cose che vanno come erano state pensate, più o meno. Ieri ti sentivi instabile, oggi apparentemente stabile ma adagiato in un'emozione densa, appiccicosa, che sulle prime ti tiene bloccato al suolo. Poi comincia a disfacersi, e puoi di nuovo iniziare a volare. E sei ancora instabile come prima. Forse è anche questo che prova chi vive un DCA ? Sì, forse è così la sensazione vaga e in continuo cambiamento, che percepisce chi soffre di un DCA. La verità è che non lo so, l'unica cosa cheso, è che fai fatica: fatica a uscirne, ma sopratutto fatica a decidere che la malattia non ti divori, soffochi, la tua vita. Questa è l'unica certezza che mi porto avanti da un po' di tempo a questa parte.
giovedì 28 gennaio 2021
LA DISABILITÀ, cos'è?
La disabilità, cos'è?
Non è solo una condizione fisica, non è solo l'impossibilità di fare (o non fare) alcune cose, men che meno una condizione
irreversibile e che si può solo subire. è invece una condizione che cambia a seconda di come noi ci percepiamo e, sopratutto,
di come gli altri ce la fanno sentire. Sì, sicuramente pone dei limiti, ma chi non ne ha? In altre parole, tutti abbiamo
limiti, ma anche risorse e potenzialità, al di là della nostra condizione fisica, sociale e/o economica. Non bisogna dunque
dimenticarci che non siamo la nostra disabilità, ma prima di tutto delle persone con delle difficoltà ma soprattutto
PERSONE! Donne, uomini, bambini, ragazzi: insomma, siamo vita! Persone con un cuore, una mente e tanta voglia di metterci in
gioco, provare a vivere pienamente ogni attimo. E, in quanto persone, abbiamo la necessità di essere NOI STESSI
PROTAGONISTI della nostra vita, esprimendo ciò che siamo, sentiamo e ci portiamo dentro, liberamente come ogni essere umano dovrebber poter fare. In
definitiva, la nostra disabilità ci appartiene, e perciò ci caratterizza, ma non è assolutamente tutto ciò che siamo, perchè
siamo immensamente di più! A differenza di ciò che qualcuno vuole farci credere, abbiamo il diritto ed il dovere di essere
liberi: perchè possiamo e dobbiamo anche noi, e forse soprattutto noi, affrontare gli urti della vita. Per questo dobbiamo
essere liberi da chi ci vuole imporre il proprio punto di vista, liberi da chi ci vuol far credere che siamo incapaci o
comunque che non valiamo; liberi da tutti coloro che, in maniera sottile e inconsapevole, intendono sottometerci alle proprie
scelte/decisioni, intraprese con canoni che non sono i nostri. Sì, abbiamo il diritto di essere rispettati per quello che
siamo e, sopratutto, il dovere di non farci mettere i piedi in testa da nessuno! In definitiva, abbiamo il dovere di
essere rispettati ciò che siamo, giusto o sbagliato che sia: perchè come tutti possiamo essere imperfetti, come tutti
possiamo sbagliare, ma non per questo ci dobbiamo sentire SBAGLIATI, giudicati e/o criticati per come siamo. Infatti, noi siamo
ciò che siamo: così tanta bellezza ed imperfezione, un mare di sentimenti ed emozioni come ogni essere umano. Siamo così tanto:
e siamo come il nostro cuore e la vita ci hanno forgiato, non ciò che vorrebbero le persone che ci stanno accanto, per quanto possano volerlo
con AMORE. Siamo ciò che siamo anche grazie alla nostra disabilità: ed è la nostra capacità di usare il peso che ci portiamo
dentro come contrappeso per affrontare le difficoltà che ci salva da certe cadute così rovinose. Perciò è nostro dovere
prenderci cura di noi e cambiare giorno dopo giorno il nostro giudizio su noi stessi. Perchè noi siamo gli unici veri
conoscitori delle nostre storie e delle nostre vite, gli unici che possono trovare le risorse per cambiarle. Che questo piaccia
o no.
Il rispetto di noi stessi e delle nostre paure
E all’improvviso ti sale una paura che non capisci, non comprendi, ma che senti. pensi sia qualcosa che è successo, qualcosa che ti ferisce, ma poi capisci che ti sale un’ansia generalizzata. un'ansia che ti tiene col fiato sospeso, che ti tiene i nervi saldi, come se qualcosa debba prima o poi accadere. ed improvvisamente capisci: capisci che e' il tuo d.c.a. che parla: lui ti fa vivere tutto ciò che senti come ti fosse indifferente. Non so come spiegarlo, ma è come se tutto ciò che ti dicono le persone che ti vogliono bene ti fosse talmente indifferente, che non senti più di poterti fidare. e mentre provi questa sensazione, hai paura: paura che lui prenda il sopravvento, che in qualche modo, ci sia un_altra parte della tua persona che parla per te.
e' una consapevolezza che ti distrugge, perché sa minare le tue certezze dalle fondamenta. Ma non quelle certezze razionali ,che costruisci giorno dopo giorno nel tentativo di vivere meglio la tua vita o di avere delle sicurezze, vere o meno che siano. e' una consapevolezza che ti coglie impreparato, all'improvviso, che si manifesta in un attimo in tutto il suo splendore. ti coglie all'improvviso, mentre abbracci la tua ragazza, mentre cerchi di fermarla e ti rendi conto che è un po' come fermare un treno mettendosi sui binari. Sai benissimo che non è la cosa giusta da fare, anche se mentre lo pensi ti rendi conto che la definizione di giusto e sbagliato ti sfuggono dalla mente, come fossero sempre state posticcie infondo. La senti fredda, e avesti la tentazione sciocca di mettere una mano sotto la maglietta, la canotta, per sentire se la trovi ancora, se là ci sia ancora la sua pelle, il suo calore, il suo respiro. E ci sono, ma improvvisamente non sei più il benvenuto in quel calore, perché c'è una nuova paura, c'è quella tensione, quel dolore che adesso ha bisogno di uscire allo scoperto, di seminare altro dolore dentro e fuori, intorno. Poi ci saranno le macerie, i silenzi, le domande a cui non osare dare risposte, ma per ora... per ora c'è la rabbia, la frustrazione, la paura. Puoi solamente starle vicino, starle accanto, e cercare che ti senta, che senta la tua voce nonostante il rumore del silenzio e delle emozioni che si fanno assordanti, quasi stridule come civette di una notte improvvisa. L'importante è non dimenticare che quella notte finirà. E che si può farla finire. Per sempre.
Giona ed Enrico
lunedì 25 gennaio 2021
il valore del dolore
Ci vuole coraggio per tirare fuori ciò che si porta dentro, per essere se stessi. Ci vuole forza, determinazione e tenacia per rendersi conto che non si ha più tempo: un tempo per il nostro corpo. Un corpo che ha perso le forze per lottare, per combattere, per resistere a tutto il dolore che ha subito negli anni. un dolore che solo chi è passato personalmente lo può capire veramente. Sì ci vuole coraggio per rendersi conto che il proprio corpo non riesce più a resistere a tutto il dolore subito negli anni: un dolore che non è solo fisico (anche se ultimamente anche quello sta diventando assordante), sopratutto mentale. un dolore che col tempo ti ha sempre più scavato dentro: dentro al cuore e all'animo. Sì ti ha così distrutto da avere paura di condividere ciò che si vive, che si sente. Sì per anni ho evitato di parlare, per paura di essere giudicata, ma sopratutto non accettata e quindi sbagliata. sì nessuno, più di me, sa quanta sofferenza mi sono portata dentro, che in un certo senso mi ha segnato dentro. Mi ha così segnato che ho incominciato a odiare tutto ciò che non considerava il cuore e l’anima delle persone. In un certo senso ho incominciato a odiare ciò che permetteva di misurare e pesare il corpo: odio quella bilancia, quella macchinetta che misura le glicemie, perché misurano il corpo, ma non il cuore, l'anima e la mente. Quanto pesi sulla bilancia, non misura tutto il dolore che ti porti dentro, nonché meno ciò che pensi o vivi. misura però i nostri comportamenti e, in un certo senso, se non si sta attenti, quel valore diventa un giudizio, una critica, nei confronti della persona dimenticando, in questo senso, i suoi limiti, le sue difficoltà, ma sopratutto le sue esigenze. Per questa e altre ragioni ho odiato i medici, o comunque si occupa e si t occupato della salute in generale. si per anni ho incolpato i miei genitori perché non riuscivamo a capirci, ma poi, col tempo ho capito che eravate voi medici ad avermi tolto la fiducia necessaria per poter cambiare le cose. Non va dimenticato che qualcuno dei vostri colleghi, quando ero più piccola, ha "usato" il mio corpo un po' come voleva. Certamente non erano cattiva fede, lo faceva per capire, per conoscere meglio, ma quando lo faceva non si è mai chiesto se io fossi d’accordo o se invece mi feriva. Il problema è che da bambini, certe cose non si riescono adire e, se ciò lasciano cicatrici profonde, anche da grandi si fa fatica. sì per questa ragione, l'unico amico fedele era ed è il cibo: lui mi capisce, mi ascolta e non mi giudica mai. in k un certo senso, non ti fa sentire sbagliata, indegna di considerazione e amore. Tutte cose, che quella bambina che mi porto dentro, implora da sempre. Per questa ragione, per anni ho pensato che gli adulti mi avrebbero potuto aiutare un giorno, ma purtroppo, con gli anni, ho capito che non sarebbe stato cosi. Ho perciò sentito l'esigenza di provare a parlare: nel tentativo, vano, di urlare al mondo tutto quel dolore, tutto quell'amore mancato, che da troppo tempo andato reclamando. e in nome di quel amore, reclamato, ma fino in fondo accettato, che ho incominciato a percorrere quella strada pericolosa: quella del disturbo alimentare (binge eating disorder). Una strada che sto percorro rendo come un automobilista che corre in autostrada contromano. Una strada che a forza di percorrerla, mi sta distruggendo sempre di più. Ma io non riuscirei a percorrere altre, perché significherebbe non essere se stessi. Una strada fatta di schemi, di abitudini, di routine, che non mi appartengono, per il semplice fatto che non tengono conto del cuore e di tutto ciò che lui sente. Si ci vuole coraggio per essere se stessi, continuando a correre su un percorso che sai che ti porterà alla morte, quando, in verità, l'unica cosa che vorresti è vivere al pieno delle tue possibilità. >sì ci vuole coraggio a dare più peso al cuore e meno al proprio corpo, ma per me, chi non lo ascolta, non sta ascoltando me e ciò che sono.25 gen 2021, 03:12
In altre parole, è come se non mi considerasse e non tenesse conto di ci che sono e che sono stata, ma soprattutto non Tennessee conto di tutto ciocche ho vissuto. Per tutte queste ragioni, quando vi parlo, ascoltatemi, consideratemi e soprattutto, guardatemi negli occhi, perché li dentro c'è un mare di dolore in cui perdervi. un mare che non accetta più di essere inascoltato. Che chiede attenzioni, ma soprattutto il rispetto. Per questo, quando pensate di non avere più tempo, di essere sempre di fretta, ricordatevi delle parole di chi soffre, di chi ha vissuto sulla propria pelle la malattia, il dolore, la sofferenza. Non dimenticate mai che vivono le persone e le loro famiglie. Non dimenticate mai di ciò che hanno passato. Non dimenticate mai delle loro storie, Che quest’ultime si portano dietro. Ma soprattutto non dimenticatevi mai che avete davanti delle persone. Persone che hanno un cuore, una mente, un loro modo di vedere la vita, di organizzarla. Per questa ragione, vi prego, non date mai nulla per scontato. Perché, ciò che voi date per scontato, per altri, anche il gesto più piccolo, fa la differenza. Fatela anche a voi la vostra parte, fate la differenza. Fatela per chi vi dirà grazie per tutto quello che avreste fatto. Che non significa essere i migliori, ma significa averci provato con tutte le proprie forze, aver cercato di fare del proprio meglio aver provato ad esplorare sempre di più quel mare che ci portiamo dentro. Il nostro, Che, in fondo anche il vostro. ma quello che vi chiedo con ancora più voce è di tenere sempre conto delle volontà delle persone, che magari, non sempre coincidono col vostro volere professionale. Per questa ragione, ascoltateci sempre, dinanzi a qualsiasi istanza, perchè se la portiamo avanti, forse ci sono delle ragioni più profonde, chevale la pena di ascoltare. Infine, vi chiedo di "prenderci per mano" quando vi chiediamo aiuto, tenendo conto delle esigenze organizzative, ma ricordandovi che chi vi chiede aiuto, non lo fa per capriccio o perchè vi vuole mettere in difficoltà. perciò ascoltate quel grido d'aiuto, perchè, magari, voi sarete gli ultimi a poterlo fare, perchè un aiuto negato, o ritardato, è una vita in più persa. Infine, vi prego di basarri, non solo sul vostro sapere professionale (che nessuno nega), ma anche di quello esperienziale di chi avete d'inanzi: perchè, non solo è fondamentale per il miglioramento dellavitadei singoli, ma anche e sopratutto perchè quel sapere può essere d'aiuto ad altri. In tal senso, dove potete e riuscite, ri suggerisco di attivare attività di auto-aiuto, formato da reti spontane, nate all'interno delle comunità locali, perchè un sapere condiviso, può diventare una medicina al pari di quella faracologica. In altre parole, il potere della condivisione, non è solo necessario, ma obbligatorio, ai fini della cura, nonchè promuove una maggiore partecipazione diretta degli stessi pazienti, anche perchè, questo sarà uno dei modi migliori per rinforzarel'aderenza terapeutica, elemento fondante degli stessi percorsi di cura. In questo modo, il dolore e la sofferenza, diventano non solo elementi di fragilità, ma si trasformano anche in risorsa, per il singolo e per l'intera comunità
mercoledì 13 gennaio 2021
Ricordati chi sei stato, chi sarai, e chi vuoi essere. Per rendere migliore la tua vita.
ebbene sì, siamo arrivati all'inizio di questo nuovo anno. Un inizio strano, talmente strano, da non riuscire nemmeno a scrivere. Era giorni che volevo scrivere qualcosa, mettere nero su bianco quello che sentivo e sento, ma non ci riuscivo. Infondo come tutte le cose, anche il cuore ha bisogno dei suoi tempi. Tempi diversi, tempi che non possiamo giudicare. Sì, sono qui, sono qui che provo a tirare fuori ciò che vivo. Ma quante cose sono successe nei primi 10 giorni di questi inizio anno. Quante emozioni vissute, quanti momenti di discussione, quanta sofferenza. Sì chili e chili di sofferenza, una sofferenza sedile, che quasi sembrava impercettibile, ma la sentivi nelle ossa, la sentivi nel respiro, la sentivi nella quotidianità. Sì, in questi ultimi tempi ho fatto molto fatica a scrivere, perché tanta, troppa era la sofferenza che mi portavo dentro. A ciò che era peggio, era il fatto che nemmeno io riuscivo a capire, ciò che vivevo, ciò che sentivo. Mi sembrava di essere in un limbo, un limbo in cui tutto era oppresso. Oppresso dai giorni che passavano, giorni in cui il sonno prendeva spazio nelle mie giornate. Sì, mi volavano come il vento quelle giornate, mi scorrevano via senza che io nemmeno le vedessi. E quanto a fatica accettare che le cose andassero in questo modo quanta fatica ad accettare che avessi bisogno di spazio di tempo… Insomma quanta fatica ad accettare che le cose andassero in quel modo, che le giornate non avessero più senso finto quanta sofferenza sentirsi sul letto e combattere quotidianamente con la propria malattia, rendersi conto che in fondo puoi farci poco ma comunque niente. sì, quella è stata la sofferenza più grande. Arrivare a combattere fra la vita e la morte, e non sapere cosa poter fare. Arrivare a sentirlo di non potercela fare, ma cercare il coraggio per andare oltre, per andare avanti nonostante tutto… Si sono stati giorni molto difficili, giorni complicati, in cui la solitudine, la stanchezza, la paura hanno preso il sopravvento. In un certo senso era come se il passato tornasse a fare capolino, a farsi sentire in un certo senso. Era come se con le paure, quelle che per anni ho avuto, quello di non farcela, di non essere in grado di andare oltre la sofferenza stessa, mi avessero schiacciato, divorato, inghiottito in un certo senso. Ed è proprio lì, proprio in quei momenti, che devi farti forza, tirare fuori gli artigli, il coraggio, per trasformare quel dolore. Per fare in modo cioè quelle emozioni, i vissuti, non ti ricordino del tutto. Perché basta poco, basta veramente poco per soccombere.sì, c'è voluta la forza del mio ragazzo, dei miei genitori, ma soprattutto di me stessa per ricominciare ancora una volta, e ricominciare a credere che ce la potevo fare. Sì, quello che ho capito in questo tempo, E che certi demoni del passato, certe sofferenze, per quanto le possiamo trasformare, cambiare, render le nostre, tornano a farci tanto male. Per questa ragione, non dobbiamo mai permettere a loro di farci credere che tutto è perduto. Perché questo ci soffocherà, non ci aiuterà in un primo momento a tirare fuori tutta la forza che ci serve per cambiare le cose… in ultima analisi, quello che voglio lasciarvi, cari lettori, perché in fondo in un percorso di cambiamento, di crescita, le ricadute ci sono. Ci saranno continuamente con le ricadute. Infondo fanno parte del nostro percorso, ma non dobbiamo mai spaventarci. Dobbiamo ricordarci da dove siamo partiti e guardare la strada su cui intendiamo arrivare, ricordiamoci sempre quello che siamo stati, quello che siamo e quello che vorremmo essere. Ricordiamoci di tutto il dolore, la sofferenza, ma anche la gioia che quella storia, quel percorso ci ha donato. Un gentile, caloroso, fortissimo abbraccio a tutti voi che mi state accanto, che mi sostenete, che fatto in modo che questo percorso, che questa strada, sia condivisa. Sia in un certo senso portata avanti insieme. Uno dei principi a cui credo è proprio quello della condivisione, nella condivisione delle proprie storie, dei propri vissuti, delle proprie esperienze. A volte rendersi conto che la propria vicenda personale, sia importante, sia fondamentale, per gli altri, è un punto di partenza infinitamente potente. Un punto di partenza che a volte cambia radicalmente la vita delle persone. Almeno così è stato per me. Per questa ragione, mi auguro, vi auguro, buona condivisione, buon coraggio, buona forza di prendere in mano i propri demoni, le proprie paure, le proprie sofferenze. Perché ciò che ho capito con la conclusione dello scorso anno, è stato proprio questo. È stato il fatto che affrontando le proprie paure, e non certo senso è come dare la possibilità a noi stessi e superarle. Di non fare in modo che queste ci soccombono. Avanti tutta, senza mai tirarsi indietro.
giovedì 31 dicembre 2020
tempo di Bilanci
tempo di bilanci:
è arrivata anche per me la fine di questo lungo ed estenuante
anno. Un anno indimenticabile, in cui è accaduto di tutto e tutto ho cercato col cuore. Ho vissuto così forte, senza tregua:
da non lasciare fiato. Ho superato tutti gli ostacoli con la forza dell'amore e della disperazione.
è stato un anno pieno: di vita e avventure, di vita e amore. Un anno che ha
segnato la mia vita profondamente, e non solo la mia. Un anno che sintetizzare mi è
veramente difficile. è stato un anno in cui non sono mancati i
momenti di paura, le sofferenze e il dolore. Un dolore capace di
mescolarsi alle lacrime, ai sorrisi, ai momenti di gioia e amore
donati dal mio ragazzo e dalle persone che mi sono state accanto. Un anno di crescita: a volte dolorosa, ma necessaria per
cambiare gli orizzonti, dentro e fuori di noi.
E ce ne sono state tante di persone che, silenziosamente, hanno
voluto rimanermi accanto, rispetando le mie chiusure, le mie paure,
i miei momenti di silenzio. Sì, loro c'erano per darmi forza, per
incoraggiarmi, per non farmi perdere la speranza, perchè c'è ne
sono stati tanti di momenti come quelli: momenti in cui pensavo e
penso di non farcela, in cui il dolore fisico (già strenuante di
suo), si mescolava a quello psicologico inescando bombe interiori
che non si possono descrivere a parole. Abbiamo che le nostre vite si sconvolgessero per ricomporsi in forme nuove e
diverse, disegnando dentro di noi emozioni mai provate prima.
Sì, è stato un anno ricco, pieno, immensamente colmo di esperienze, ma anche di tante e nuove
consapevolezze. consapevolezze che mi hanno permesso di vedere me
stessa e il mondo che mi circondava con "occhi diversi` Ed è
proprio questa la risorsa più grande di questo 2020: riuscire a
"guardarmi" per quella che sono, per quello che mi porto dentro,
imparando, passo dopo passo, a credere sempre un po' di più nelle
mie capacità , intravedendo in questo modo, le mie risorse
interiori, nonchè esteriori. Mai come quest'anno sono stata fragile e forte, viva e vivida nei colori: una bimba che è
diventata donna, e una donna che non smette di prendere per mano la bimba che ha dentro.
In un certo senso, nonostante tutto il dolore, la sofferenza, i momenti bui, sono riuscita a fare un passo
in più verso quello che voglio essere: me stessa, con i miei limiti
e le mie potenzialità , come tutti in fondo. Ebbene si. posso
concluderlo dicendo, che è stato l'anno della Pandemia Mondiale che
però non è riuscita a fermarmi, anzi, proprio grazie alla sua
presenza ho avuto la possibilità di prendermi il tempo di
ascoltarmi e sopratutto comprendere qual'è la strada che voglio
percorrere. Ho avuto anche iltempo di scrivere, tirare fuori me
stessa, in un libro che è la storia della mia vita, in particolare,
della MIA BATTAGLIA, quella con me stessa e con il mio DCA. È stato
anche l'anno in cui ho voluto intrapprendere la MIA BATTAGLIA, per
una guarigione che ho scoperto possibile: un viaggio che deve ancora incominciare,
ma che spero un giorno si possa finalmente realizzare. Infine, è
stato l'anno in cui ho buttato a terra vecchie convinzioni, per
convincermi di qualcosa di più grande: la possibilità , se voglio e
ci credo, di andare oltre le difficoltà , per scoprire che i limiti
più grandi esistono prima di tutto nella nostra testa. Sì, è stato
l'anno in cui ho cambiato oppinione nei confronti delle persone,
rendendomi conto che sulla faccia della terra ci sono tante persone
menefreghiste, arrocate nella loro sofferenza, come c'è ne sono
altretante volenterose di venirti in contro e aiutarti mettendo a
disposizione il loro grande cuore. Inssoma, come vedete, quest'anno
giunge al termine, ma so perfettamente che quello che verrà sarÃ
ancora più forte, vivo, mio! Perchè quando si decide di mobilitare la propria
vita, è lei stessa a dimostrarti che ce la puoi fare con tutta la
forza di volontà e il coraggio che ti contradistingue. Quel
coraggio che ti ha permesso di non fermarti difronte alla rabbia,
al dolore, alla sofferenza, all'odio, ma che ti permette di
infondere speranza e amore, anche nei momenti più duri, difficili,
quelli che ti sembrano impossibili. Sì, quest'anno ne ha richiesto
di coraggio per affrontare se stessi e riconoscere tutto ciò che
ci/mi faceva stare male. Sì, direi proprio che è stato al dir poco
incredibile, anche per il "semplice fatto" che ho avuto modo di
sperimentare, una volta per tutte, le mie potenzialità provando a
vivere un'esperienza di coabitazione, assieme al mio ragazzo. Un
esperienza che mi ha fatto vivere e sentire viva al massimo delle
possibilità , superando in questo modo, tutte quelle paure di cui non
riuscivo ad andare più in là , che un tempo, avvrei pensato essere
impossibili da affrontare.
Sì, al termine di questo lungo anno, posso dire che il baggaglio di
esperienze è stato innumerevole e, mi auguro, di poter continuare a
superare i miei limiti, per poter in questo modo, dare la
possibilità a me stessa e agli altri, di conoscermi sempre di più. 07:1
Giona mi ha preso il cuore l'anno scorso, un giorno a Trento. Partiti da uno studentato, da una situazione piuttosto
precaria, abbiamo fatto qualcosa di bello: apparentemente semplice, ma invece magico. Ci siamo amati. Credo sia stato questo
a darci la forza di superare tante difficoltà : a vivere così forte e così tanto da no ndarci il tempo di renderci conto di
quello che stava succedendo, scoprendoci forti e fragili allo stesso tempo, nudi e veri sotto i colpi della vita e delle
avventue che abbiamo vissuto. Ho stretto Giona forte a me in quell'appartamento freddo, l'ho sfiorata quando c'era caldo e
le strade sembravano distese sotto il manto di un agosto caldo, anche se particolare come fu tutto quest'anno.
Quanto amore mi ha dato questa donna: con la sua sofferenza, con il suto starmi accanto giorno dopo giorno, stringendomi
forte anche quando le strade diventavano deserte e un marzo sconosciuto irrompeva nelle nostre vite. Quanto amore regalato,
mentre tutto intorno il mondo sembrava privo di ogni stabilità , quando ogni passo era pieno di incertezze. Quanto amore, e
quanta voglia di vivere: mai arrendersi, piuttosto correre dal bar alla stazione per prendere un autobus, avanti e indietro
su quella passerella di legno, per le strade di una città che piano piano iniziava a conoscerci. Disposti a soffrire sì, ma
non a smette di vivere, di usare il nostro cuore: quali che fossero i sentimenti. Amore, paura, rabbia: c'era tutto tra le
nostre braccia e nel vento di Rovereto. Certe esperienze ci trasforman e cambiano il modo in cui vediamo il mondo: ma
adesso, so quanto tu sia veramente grande.
Grazie di ogni cosa giona.
Enrico
lunedì 14 dicembre 2020
DOMANDE FUORI DAL COMUNE: LA Lega DEL FILO D'ORO in viaggio nelle vite di Francesco e Giona.
DOMANDE FUORI DAL COMUNE
UN VIAGGIO NELLE VITE DI FRANCESCO E GIONA
Intervista audio-video
www.legadelfilodoro.it (16 novembre 2020)
Un racconto delicato e sorprendentemente ironico dove emerge tutto quello che avreste voluto sapere sulle persone sordocieche ma non avete mai osato chiedere!
Giona e Francesco hanno voluto sfatare i pregiudizi legati alla sordocecità. Un viaggio nelle loro vite piene di voglia di divertirsi, di incontri speciali, passioni e tante conquiste.
Giona ha 24 anni ed ha origini albanesi, ma fin da piccola vive con la sua famiglia a Riva del Garda. Ha una sordità profonda ed una cecità quasi assoluta: vede solo luci ed ombre da quando ha 6 anni. Nonostante questo è molto forte, determinata e testarda, ma allo stesso tempo fragile. Ed è proprio nei momenti più difficili che, con coraggio, tira fuori il meglio di sé.
Francesco, classe 1981, ha origini campane, ma vive da solo a Osimo e lavora alla Lega del Filo d’Oro, dove è anche Presidente del Comitato delle Persone Sordocieche.
Cieco dalla nascita e sordo da quando aveva 10 anni, Francesco si è laureato in giurisprudenza con 110 e lode. Testardo e volitivo qual è, ha dimostrato a tutti che non c’è disabilità che tenga e che chiunque può realizzare il proprio sogno. La Lega del Filo d’Oro, da oltre 55 anni, rappresenta quel “filo prezioso” che unisce chi non vede e non sente con il mondo esterno, per scrivere giorno dopo giorno una storia fatta di possibilità, superando le barriere del buio e del silenzio.
L’INTERVISTA…
Giona - Sono Giona, ho 24 anni, sono una persona sordocieca, attraverso un impianto cocleare, uno strumento elettro meccanico, riesco a sentire.
Francesco - Mi chiamano Francesco Mercurio, ho 38 anni, sono laureato in giurisprudenza, e sono una persona sordocieca.
Cosa fai nella vita?
Giona - Ne faccio tanto come è giusto che sia dato che sono giovane; studio all’Università di Trento, Servizi sociali.
Francesco - Ho tante passioni, mi piace volare sugli ultra leggeri e sui deltaplani; una volta ho sperimentato persino un atterraggio con l’impianto cocleare spostato, è stato fantastico.
Ma tu puoi leggere?
Francesco – Sì, certo che posso leggere, utilizzo un display braille. Vado in difficoltà con quei libri dove ci sono le tabelle, i grafici, lì magari faccio fatica ad arrivare, ma i libri di testo li leggo purché magari non siano scritti in aramaico…
Giona – Io leggo veramente tanto e anche libri di generi diversi. Abbiamo tecnologie che ci permettono di leggere tantissimi libri; ormai come tutti posso scegliere.
Sei in grado di cucinare?
Francesco – Io so mangiare! Non ho la pazienza di cucinare, non amo stare lì in cucina perché sono un disastro, non è sicuramente un limite, dovrei imparare ad essere meno maldestro. Magari se compro 10 kg di pasta uno riesco a cucinarlo!
Giona – Premetto che anche io avevo un pregiudizio e invece poi piano piano, provando da sola, un po’ come tutti, ho iniziato a sperimentare, facendo inevitabilmente anche un po’ di casino, fai anche male qualche volta, perché naturalmente non puoi dire leggo l’etichetta… la base sta nel mettersi in gioco.
Che rapporto hai con la musica?
Francesco - Io da ragazzino quando sentivo ancora bene suonavo qualunque cosa, bicchieri, forchette… per un po’ ho fatto anche parte della banda del mio paese, poi le condizioni acustiche si sono fatte più difficili. Per me oggi ascoltare musica è diventato molto complicato. Suonavo invece il clarinetto soprano si bemolle. Mi piaceva suonare un po’ tutto, “La lingua di Menelik, sapete cos’è no?
Giona – Io ho suonato per diversi anni e fino all’anno scorso, il pianoforte. Inizialmente mi ricordo che sentivo solo il rumore, poi sono passata a sentire la base, ad un certo punto sono riuscita anche a sentire le parole. Per sentirci ho l’ausilio dell’impianto cocleare. Posso ascoltare un po’ tutto e poi ho iniziato ad avere la passione per un genere musicale abbastanza particolare: il folk-blues del nord Europa.
Utilizzi i social network?
Giona – Comunque, in tutte le modalità possibili amo comunicare; vi farà sorridere ma a me piacciono le foto, a me piace che qualcuno mi faccia delle foto ma soprattutto che me le descriva. Quindi i “social” li uso abbastanza spesso attraverso i cosiddetti “assistenti vocali”, le sintesi vocali.
Francesco – Mi piace molto stare su Facebook anche perché io scrivo molto, mi piace scrivere, mi piace leggere ovviamente, quindi ogni tanto mi piace pubblicare post su Facebook, vedere cosa fanno gli amici. Ovviamente non posso sapere le foto come sono, al massimo a volte usi lo screenreader, il programma che ti legge lo schermo e ti dà delle descrizioni stringate tipo: foto con persona, spazio all’aperto, barba e occhiali; questo non significa assolutamente niente.
I tuoi altri sensi si sono acuiti?
Giona – Io credo che il nostro cervello è plastico quindi quando manca un senso lo compensa su un altro. Questo vale al di là della disabilità.
Francesco – Io soffro di acufeni, il mio silenzio è coperto da fischi ed ho una grave carenza olfattiva ma non è una cosa che ho detto all’INPS perché non ne ricaverei un euro.
Puoi praticare sport?
Francesco - Io come sport pratico il volo sportivo ed ogni tanto faccio tiro a segno. Non pratico tiro ai piattelli purtroppo, sarebbe troppo pericoloso, rischio di acchiappare qualcuno con una schioppettata.
Invece come sport da divano sono appassionato di molti sport e sono un grandissimo tifoso del Napoli.
Giona – Assolutamente! Sport a vita! Cercavo qualcosa che riuscisse a darmi energia e l’ho trovato nell’arrampicata. Sfatiamo un mito; tante persone mi dicono: “tu puoi fare solo certi sport”. Forse ho tanto bisogno di questi sport e in qualche modo sto facendo una vita al pari degli altri.
La Lega del Filo d’Oro…
Ho conosciuto la Lega del Filo d’Oro in un momento di straordinaria difficoltà. Stavo in un istituto per ciechi a Napoli e stavo cominciando a perdere l’udito. Un giorno un compagno di camerata, Giovanni, un grande amico, sale in camerata e mi fa: “Guagliò, sai una cosa, abbasso c’è uno che si occupa dei surdi e dei cecati cumm a te”. Ho iniziato a scoprire che non ero solo al mondo, ma che c’era un’Associazione, che esistevano tante persone con la mia situazione e da allora decisi di sposare la causa della Lega del Filo d’Oro, decisi che io dovevo dare almeno quello che ricevevo, dovevo provare a dare almeno una parte di quello che ricevevo e che dovevo fare qualcosa per le persone che erano più in difficoltà di me.
Giona - Io sono arrivata alla Lega del Filo d’Oro dove in qualche modo sono stata un po’ accolta, presa in braccio, è iniziato quel percorso che poi sto ancora portando avanti, di fiducia, di valorizzazione delle mie risorse. Mi hanno aiutato a conoscere i metodi di comunicazione: il braille, il Malossi ma la cosa più importante è quella che vi ho detto e cioè riconoscere di avere un valore.
Francesco - La Lega del Filo d’Oro è per me una seconda famiglia, un supporto a 360 gradi. È stata sicuramente importante per la mia crescita. Siamo nati dall’idea di creare un filo che unisca le persone sordocieche ai volontari, ai professionisti, a tutte le persone che ci sostengono per portarci fuori dall’isolamento. Questa è la mission, questo è il motivo e ciò per cui mi batto ogni giorno.
Giona - Penso che ognuno alla fine ha delle necessità specifiche mentre studia, mentre lavora, mentre fa una determinata attività. Io posso assolutamente fare la mia attività: studiare, svolgere una vita comunque come tutte le altre persone.
Francesco – A Napoli si usa scherzare su tutto perché alleggerisce l’atmosfera. Quando io la mattina mi svegliavo con un malessere passeggero, dicevo: ragazzi non mi sento bene e Giovanni mi rispondeva: “ma che vu sentì, tu si surdu.”
mercoledì 25 novembre 2020
Il tempo del cuore.
Le parole che leggete sono quelle di una ragazza bambina, di una bambina donna, di una grande donna. Che ha la forza della fragilità, la fragilità che solamente certi cuori così impetuosi e pesanti sanno avere. Cuori forti, impavidi davanti al dolore, davanti a quella stessa lama così sottile, che è quella della perfezione che non esiste, che non ha senso. Una lama che recide a poco a poco i rapporti, gli affetti, cicatrizzandoli tramite un senso di non accettazione, qualcosa che raffredda dentro. Queste sono le parole di una ragazza che ha avuto il coraggio di guardarsi dentro e poi guardare il mondo, con occhi un po' diversi e nuovi ogni giorno. Il coraggio di una ragazza che ha scelto di essere ciò che di più bello e più difficile ci sia forse: semplicemente se stessa.
“Mi hanno sempre chiesto di essere qualcuno, qualcosa, qualcosa di diverso da quello che ero, che sono veramente.
Mi hanno sempre chiesto di non mollare, di andare oltre, di essere forte, di essere un esempio per me stessa e per gli altri.
Mi hanno sempre chiesto di proseguire, di andare oltre, di mirare ai miei sogni, ai miei obiettivi.
Mi hanno sempre spronato a non mollare, a rialzarmi anche nei momenti più forti, più difficili, più faticosi.
Mi hanno sempre chiesto di non guardare indietro, ma piuttosto di andare sempre avanti, di andare “oltre”: oltre me stessa, oltre alla continua sfiducia nelle mie capacità.
Mi hanno sempre chiesto di non mollare, di tenere sempre duro perché un giorno, avvrei raggiunto la felicità.
La verità è che non esiste una fatitica felicit[, ma piuttosto briciole di serenità.
Ebbene sì, mi hanno sempre chiesto di non mollare mai, nemmeno per un attimo, anche quando, le forza iniziavano a mancarmi e pensavo di non potercela fare. Sì, nche in quei giorni, mi hanno sponato a tenere duro, perché prima o poi avvrei potuto raggiungere ogni sogno, desiderio, che un tempo ritenevo impossibile.
Mi hanno chiesto di essere tante cose, ma soprattutto, PERFETTA. Una perfezione sottile, così sottile che nemmeno io pensavo di sentire. E ad un certo punto, mentre cercavo di mirare a quella perfezione, a quel vigore, ho perso me stessa. Ebbene sì, l’ho persa così profondamente, da non sapere nemmeno io chi ero, cosa volevo e cosa sentivo. In fin dei conti, per mesi, non sapevo cosa volevo, non sapevo qual’era il mio futuro e quale sarebbe stato il proseguo dei miei giorni.…E più andavo avanti, più il peso insostenibile dell’incertezza aumentava. Quell’incertezza che sentivo così tanto nelle ossa, nelle vene, da pervadermi tutto il corpo.…Un’incertezza che, sempre più intensamente, ha saputo distruggere le mie giornate, ma soprattutto, la mia giovinezza. E’ stata così devastante da farmici dormire sopra, da farmici accomodare sempre di più, fino a perdermici quasi. Un’incertezza che a momenti mi spaventava, così tanto, che nemmeno io sapevo cosa fare. Un’incertezza che mi ha costretto a fermarmi. A fermarmi in un tempo in cui ti si chiede di proseguire, di galoppare, di non fermarti neanche un minuto, nemmeno un istante. In un tempo in cui tutto è progresso, tutto è obiettivo, tutto è successo. Ebbene sì, in questo tempo, così maldestro, mi sono vista costretta a fermarmi, a interrompere ogni mio sogno, a fermare ogni possibile certezza. Sì, in questo tempo, ho dovuto mettere in discussione tutto. Ogni cosa. E mentre ero ferma, mentre cercavo di capire la mia strada, mentre cercavo di ridefinire la mia vita, ho scoperto una nuova me. Ho scoperto una persona che vuole provarci ogni giorno, che ogni giorno prova a ri-fissare i suoi obiettivi, che ogni giorno prova a ricominciare, anche quando tutto sembra perdutoo. Ho scoperto una me che vuole continuare a sognare, che vuole continuare a combattere e soprattutto che vuole vincere. Vuole vincere contro la malattia, contro la sofferenza, contro l’incertezza quotidiana. Questo è quello che sento ogni santo giorno, anche quando soffro, anche quando non so bene quello che voglio, anche quando la malattia mi fa vedere le cose in maniera distorta. Ho scoperto che posso farcela, ma soprattutto ho scoperto che posso provare a rimettere in discussione me stessa, per poter così andare oltre, oltre la stessa malattia, oltre il disturbo alimentare.
Poter credere nelle mie capacità, poter credere nel fatto di farcela anche quando tutto è veramente perduto, poter credere nel fatto di poter vincere ogni giorno, non è assolutamente poco, per chi per anni, non ho creduto assolutamente nelle sue capacità, per chi, per anni, è stato messo nelle condizioni di non sentire di potercela fare. Lo so, sono solo parole le mie, a volte i fatti mi vengono contro. Credetemi, la voglia di farcela, di provarci, di andare oltre, di superare la sofferenza stessa e infinitamente grande. Così grande che ci sono giorni in cui spaccherei il mondo anche se mi ritrovo a stare a letto,… anche se mi ritrovo a dover vincere l’incertezza, l’incertezza della malattia stessa. L’incertezza delle complicanze verso cui mi trovo a combattere giorno dopo giorno. Sono proprio quelle, quelle incertezze, che mi danno la sp,nta, il coraggio, la determinazione di cambiare le cose, ma soprattutto, è l’amore di chi mi sta accanto, di chi giorno dopo giorno, mi sprona a non mollare, a non fermarmi dinanzi alle difficoltà, a tutta questa frenesia, a tutto questo continuo bisogno di raggiungere obiettivi. No, io mi sono anche fermata, mi sono presa anche il mio tempo, quello necessario per capirmi, per ascoltarmi senza giudizio, per trovare in un certo senso, me stessa. Quella me stessa diversa da prima, diversa da un tempo, quella me stessa, che combatte giorno dopo giorno, per non nascondersi dietro alla sofferenza, dietro il dolore, dietro all’incertezza. Quella me stessa che è trasparente con gli altri, quelli a cui tiene, olre che col suo cuore: un cuore grande, immensamente grande, che da sempre mi caraterizza.
Ecco, questo è il tempo di cui abbiamo bisogno: IL TEMPO DEL CUORE. Il tempo per trovare noi stessi, ma soprattutto, per capire chi siamo e cosa vogliamo dalla nostra vita. Il tempo per fare chiarezza con il nostro cuore e con la nostra mente. Il tempo per entrare in armonia con chi ci sta accanto, con l’universo in fin dei conti. Ecco, questo è il tempo di cui abbiamo bisogno. Non è sicuramente quello in cui si ci rincorre per ottenere successo, per raggiungere per forza un obiettivo, per inseguire la bramosia del potere e del successo. Quello è sempre un tempo giustificabile, ma non credo sia quello di cui abbiamo necessariamente bisogno.
Credo invece che abbiamo semplicemente bisogno di ascoltarci, di ascoltare il nostro cuore, di ascoltare quello che siamo veramente, quello che è la natura dell’essere umano: mite, generosa, genuina, serena, umanamente empatica e comprensiva con chi ci sta accanto. Almeno questa è la visione poetica e sognatrice a cui aspiro da una vita”.
Enrico e Giona
martedì 24 novembre 2020
Ci vuole coraggio per credere in sè stessi.
Il coraggio.
Una parola bellissima.
Un fatto bellissimo.
Qualcosa che non dovrebbe mancare mai, qualcosa che tutti dovremmo augurarci di avere sempre.
Coraggio nel seguire le proprie passioni e i propri sogni che sono le cose che ci tengono vivi, come l'amore.
Coraggio nel prendere un treno.
Coraggio nel rischiare di perdere qualcosa di certo per qualcosa che è totalmente incerto.
Coraggio nell'essere se stessi, che a quanto pare non sempre è una passeggiata, anzi un lavoraccio per esserlo.
Coraggio per essere felici, ma anche tristi, perché anche essere tristi, ammetterlo di esserlo e viversi anche i momenti no, invece che anestetizzarli con qualsiasi cosa, anche questo richiede coraggio.
Coraggio a dire dei no, ma anche dei si.
Coraggio nel dire le cose come stanno, e non girarci intorno.
Coraggio nell'essere coerenti verso se stessi e verso gli altri.
Coraggio per piangere e dire un "mi manchi", ma anche coraggio per dire un "Ti voglio bene".
Coraggio per abbracciarsi e lasciarsi andare, invece che essere freddi e sempre razionali.
Coraggio nel fare un lavoro che ci piace davvero, ma di lasciare anche un lavoro che non ci piace per davvero.
Coraggio nel chiudere cerchi, ma anche di aprirne altri, magari più belli, diversi, nuovi.
Coraggio nel Ri-cominciare.
Come disse una mia amica, un'amica speciale, mi disse: "ci vuole più coraggio a ricominciare che a cominciare".
Coraggio nel viversi la vita, perché è una sola ed è sacra, ma spesso la sottovalutiamo.
Coraggio nel dire le cose come stanno, e non girarci intorno, e non accontentarsi mai.
Coraggio nel fare qualcosa che ci fa paura, e che ci piace tanto.
Coraggio per sopportare quelle che sono le continue prove della vita, che a volte sembrano essere anche troppo per un solo essere umano.
Coraggio nel sorridere sempre.
Si, dico sempre.
Come il sole che alla fine sorge sempre, così dovremmo fare noi, sorridere sempre e avere il coraggio di farlo ogni giorno.
Il coraggio di Amare e di Amarsi.
E alla fine, avere il coraggio per avere coraggio. Riflessione di Michela
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l'inesorabile forza dell'amore può tutto!!!
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