lunedì 12 febbraio 2024

Nuove Consapevolezze!

e per quanto certe cose restano, la vita va comunque avanti che tu scelga di viverla in prima persona, o che tu scelga di subirla.

Io ho scelto di seguirla: di seguirne gli eventi, perchè so che la vita va per come deve andare, accettando vittorie e fallimenti allo stesso modo: come opportunità, esperienze per crescere e diventare persone sempre più consapevoli. sì, in questi anni non sono cambiate tante cose, o forse si, è cambiato tutto, ma le sofferenze, le battaglie di un tempo sono anche quelle di oggi. Solo che oggi, ho una consapevolezza diversa: la consapevolezza che tutto parte da noi e che forse tanto di quello che vivevo era ed è costrutto della mia testa. Ciò non sigifica che non esista la sofferenza: ma forse tanti dei pensieri che facevo un tempo eranofrutto del mio casino mentale ed emotivo. Arrivare a questa consapevolezza e sapere che io ho la responsabilità di combattere la mia stessa bestia:me stessa, è doloroso ma necessario per provare a cambiare le cose. Ecco cosa è cambiato: è cambiata la consapevolezza che ho della mia vita, della mia salute, ma sopratutto rispetto a un tempo, è giunto il momento in cui sto provando a cambiare le cose. Non dico di riuscirci: credo che per quello ci voglia tempo, ma so che ora non è più una lotta fra me e i medici, ma piuttosto fra me stessa e il mio corpo. In altre parole solo e soltanto con me stessa e col mio dolore.

sì, di cose sono cambiate, fra queste, che ho cambiato casa, perchè ne ho acquistata una mia, maper il resto, la vita è sempre quella: università da concludere, salute da gestire soldi da monitorare... e tutte le responsabilità che ci si prende crescendo.

una battaglia collettiva!

 Certe notti sono difficili da digerire, non riesci proprio a prender sonno anche se sei sveglio da più di 24 ore e hai dormito si e no 4 ore in totale.

Sì e mentre sono qui a Palermo, in Sicilia z, sono qui che penso agli ultimi giorni al casino delle barre braille, alle giornate passate ad aspettare non si sa poi che cosa. Non so nemmeno io: l'unica cosa che so è che volevo che andasse tutto alla perfezione. Casa pulita, senza una briciola, le persone che non criticano, la gente che ti aiuta.. insomma sono quelle giornate in cui la pazienza è finita e se te ne chiedono un briciolo in più sei già stufo e non hai voglia di niente. Questi spesso sono i periodi che vivo quando non ho qualcosa che mi sfinisca.

Fortunatamente delle note positive ci sono: sono qui dopo 10 anni che volevo venirci e questo perché ho accanto una persona Splendida che mi permette di fare quello che sento sempre, anche quando tutti direbbero che non è la cosa giusta. Sì, grazie ad Enrico, riesco a fare quello che mi sento, senza sentirmi giudicata. Questo non solo perché è il mio ragazzo, ma proprio perché è lui fatto così. Un'altra nota positiva è che grazie alla Lega del Filo d'oro ho trovato una guida per poter riprendere a fare sport: non uno sport qualunque ma la mia amata arrampicata.

Sì sono almeno 3 anni che non scalo, mala mia passione non è mai mancata. Continuo a desiderare di scalare, di farlo da diverso tempo. questa sì che è stata una notizia straordinaria!!!

Ebbene sì, mentre sono qui sul letto a piangere, penso a tutte le cose che vorrei digli, a tutto quello che per me significa questo sport. Non è solo uno sport per stare bene, per me l’arrampicata una terapia: al pari della psicoterapia, dei farmaci che mi prescrive il diabetologo... sì, per ce è un po' come se mi ridessero l'aria da respirare. E questa non è retorica: è quello che sento veramente.

E mentre sono qui vorrei dire tante cose: vorrei dire che spesso quella battaglia non è fra me e lui, nonché meno fra me e la parete. No, quella battaglia è solo e soltanto fra ME E ME STESSA, contro solo con mio corpo che mi ha massacrato e l'ho massacrato per anni. E che io vorrei fargli una proposta: una di quelle dure, ma che se vinta ne sarà valsa la pena veramente!

La proposta che vorrei fagli è di combattere assieme a me, in qualsiasi modo, pur di vincerla quella battaglia:una battaglia fatta non tanto del sudore e della fatica degli allenamenti, ma piuttosto del sangue che esce dal mio cuore per provare a cambiare le cose. Sì, quando sono li, li appesa fra le corde a combattere con le prese è solo un modo diverso di massacrare il mio corpo e cuore: scaricandolo dal entro di me a fuori, sulla parete, fra le prese. Sì, la mia sfida sarebbe fagli leggere il mio manuale, il famoso libro che vi inviai tanto tempo fa "Una Battaglia con(tra) me stessa", che forse in maniera embrionale inviai in questa chat. Sì, vorrei digli che il mio sogno è il para climb ing, ma non è questo l'importante: quello che è importante, quello che sarebbe meraviglioso, è trasformare quella battaglia dentro di me, in una battaglia collettiva, in cui la vittoria non vedere essere solo mia. Io ne sarò il soggetto coinvolto direttamente, ma se avremmo il coraggio di provarci, ne avremmo guadagnato tutti. Se invece decidiamo di lasciar perdere, di mollare, di non provarci, sarà solo una perdita per tutti. Prima di tutto per me stessa.

Ecco, queste sono le cose che sento stasera, mentre sono qui in questa città che sa trasmetterti paura e liberà insieme.

lunedì 15 agosto 2022

La morte di un cuore che non viene più visto!

È una domenica sera di fine estate e dentro mi sento come un guerriero che ha combattuto troppo. Ha combattuto così tanto che non c'è la fa più: non c'è la fa più a combattere, a combattere per andare avanti,   combattere per stare meglio. Ogni giorno che passa, le sembra essere più pesante più distruttivo. Un po' come il combattieri che cadono  in  una battaglia: ci  si sente morire dentro ogni giorno che passa, per raggiungere silenziosamente la sua fine. si, a volte mi sento come quel soldato, mi sento distrutta, sfasciata, priva delle energie di cui ho bisogno per continuare a combattere. Più passa il tempo, più mi sembra come se le energie mi mancassero, come se le stessi utilizzando per sopravvivere e non per vivere. da tempo non riesco ad andare avanti,  a realizzare i miei sogni, le mie ispirazioni  solo perché dentro mi sento morire. e mi sento morire nel profondo, come se tutto fosse impossibile da affrontare. e, col passare del tempo, diventa veramente tutto impossibile da fare, da realizzare. si, tutto ti sembra veramente difficile, talmente difficile che ti sembra impossibile da realizzare, da raggiungere. E allora entri in risparmio energetico, cercando di sopravvivere ogni giorno di più. e più ci provi, più hai la sensazione di farcela, di riuscirci, quando da fuori sembra che tu sei fermo, che stai mollando tutto, quando tu stai solo cercando di combattere con quello che hai. ma è difficile farlo capire a chi da fuori ti vede spegnerti ogni giorno di più e ti spegni perché sentirsi non farcela, perché pensi che l'unico modo che hai per non soffrire è quello di fare il meno possibile. sì, cerchi di accettare che le cose vanno così, che più di quello che fai non puoi fare e provi ad andare avanti, per quello che puoi, con quello che hai. e così smetti di porti domande, di combattere per qualcosa che da troppo tempo ti chiedi: dove è finita la Giona di un tempo? la Giona lche col sorriso sulle labra voleva combattere per realizzare i suoi sogni? sì, ho smesso di chiedermelo, perché nemmeno io conosco la risposta, ma sopratutto ho smesso di farmela perché mi sono sentita messa all'angolo troppe volte negli ultimi tempi. è un po' come se di tutto quello che è stato, di tutto quello che ho fatto ci si fosse dimenticati. In altre parole la vera domandate  ma che cosa se ne è fat!o di quella Giona? forse è stata dimenticata da tanti? da troppi? forse è stata messa all'angolo, potendola sostituire come è quando si poteva? forse la responsabilità non è solo di chi mi sta accanto? forse lo è in minima parte per come sono andate le cose in passato; ma la vera responsabilità è d chi si è dimenticato di me, di chi si è dimenticato del mio cuore, di quello che potevo e posso dare?Se è vero che ho sempre fatto fatica a credere in me stessa, è anche vero che su quelle persone, su quei riferimenti, che ripeto sono fuori dalla famiglia e dal mio ragazzo, bisognava tener conto. Perché le energie che avevo dentro, oggi non ci sono più e vanno ricuperate, vanno ripescate da capo. E quella fatica, quel dolore, quella forza non tornano in dietro gratis: perché il cuore si rispetta in ogni caso, sempre, indipendentemente da tutto. Perché quello che è successo in questi anni, sebbene pochi lo possono conoscere, tutti devono ricordarsi che fa ancora tanto, tanto male. e, che nonostante tutto, tutto ci segna profondamente e che quindi va rispettato. Rispettato perché a volte per superare certi traumi, certi mostri del passato ci vogliono anni. anni che divorano le energie che abbiamo dentro. Perciò fatevi qualche domanda, più di qualche domanda, voi che vi chiedete che fine ha fatto la Giona di un tempo? La Giona di un tempo non tornerà mai; ma c'è ne sarà una nuova che costruirà il suo futuro con i suoi tempi e con quello che si porta dentro. Una fenice che deve rinascere dalle sue stesse ceneri: ceneri da cui servono anni per poter rinascere, per poter costruire qualcosa di diverso, di migliore forse. sì, serve tempo per ritrovare quella l quella Giona che non ha mai smesso di lottare. perché da certe batoste ci vogliono anni per uscirne. e a volte, potrebbe essere che ci voglia una vita per riuscirci. perciò se mi vedete morire, ogni giorno sempre di più, è perché non c'è l'ho fatta a resistere, a resistere a tutto ciò che ho affrontato in questi anni. anni che solo chi mi ama profondamente conosce fino in fondo. si, solo chi mi ha conosciuto nel profondo della malattia alimentare, sa ciò  che ho passato e ciò che ho dovuto affrontare per non morire ancora di più. forse ora dopo tanti anni ci sta adagiarsi, lasciarsi andare? forse dopo anni ci sta prendersi del tempo più o meno lungo per metabolizzare ciò che stato? forse si h forse no. io non lo so, ma quello che so è che non c'è la faccio più a combattere per farmi capire, non c'è la faccio più a combattere per ribadire le mie esigenze, i miei bisogni. No, non c'è la faccio più a essere lasciata all'angolo, a essere presa quando piace agli altri! No, ho bisogno che mi prendiate in braccio, che capite voi di cosa ho bisogno, di marmi qualche domanda in più, piuttosto che non chiedermi niente, perché io non c'è la faccio più a rincorrere la gente. a rincorrerla per dirgli cosa mi serve, piuttosto che cosa non mi serve  perché il cuore delle persone non sì abbandona mai, anche quando non si va d'accordo. e, io dopo certi abbandoni, certi rifiuti di alcuni servizi, sono stanca. Sono appunto stanca di combattere solo con il mio ragazzo e la mia famiglia, eccezion fatto per qualche amico che nonostante tutto continua a supportarmi. Giona vive perché esistono gli altri, altrimenti la vedrete morire ogni giorno sempre di più  perciò aiutatemi a ritrovarle quelle energie, a trovare la forza per vivere. Perché dietro a ogni mio sorriso potrete trovare un mondo. un infinito che è solo da conoscere e scoprire. Ed è così che come un soldato in guerra, anch'io depongo le armi e smetto di combattere, almeno di combattere per qualcosa che non capisco. si, cercherò di capire meglio perché sono arrivata fino a questo momento, ma fino a quando non l'avrò compreso fino in fondo, cercherà  di non combattere. Infondo come tutti, anche Giona necessita di avere nuove energie. Energie che devo da qualche parte ritrovare, recuperare. Energie che richiedono tempo per essere  ritrovate dentro il mio cuore! E quel tempo, è unicamente mio, indipendentemente da quello che gli altri possano volere da me stessa, perché io sono l'unica vera conoscitrice del mio più profondo intimo!

venerdì 15 luglio 2022

il peso della guarigione!!!

A volte basta poco. Basta poco per provare a cambiare le cose, anche dopo diverso tempo, anche quando pensi di non farcela, anche quando tutto ti sembra perduto. Sì, è proprio in queste circostanze, che dovresti provarcela, che dovresti metterti in gioco,  che dovresti prendere la tua vita in pugno, per poterla trasformare, in qualcosa di diverso, in qualcosa di più grande, di unico. Sì, ci vuole coraggio, di un coraggio che si fa fatica a tirare fuori, perché si ha paura. Paura di sbagliare, di non trovare la strada giusta, paura di dover ricominciare, di dover ricominciare da capo, per combattere ancora più strenuamente, una battaglia che non si conosce fino in fondo. Sì, a volte si ha paura, di portare avanti quel percorso di cambiamento, lo tesso che ci tiene in ostaggio con la malattia.
A volte basta poco, così poco per cambiare le cose, per stare meglio con se stessi. Sì, a volte basta poco, per provare a portare avanti quel processo di cambiamento, che da tanti, troppi anni si intende intraprendere. 
A volte basta poco, per provare a intraprendere quel percorso di guarigione, che dà tanto, troppo si vorrebbe portare avanti. Sì, è proprio per via quel processo di cambiamento, che bisogna continuare a combattere, a lottare, senza mai arrendersi, senza mai mollare, perché se siamo arrivati a dove siamo oggi, è solo e soltanto grazie a noi stessi e a chi ci ha aiutato a portare fino in fondo quel percorso. Quello stesso percorso che abbiamo faticato a realizzare, arrivando improvvisamente a sentirci disarmati interiormente. Sì, quella sofferenza, quel dolore, ti danno la netta sensazione che basta poco per comprendere ciò che, per troppo tempo, abbiamo faticato a capire: basta poco per provare a cambiare le cose, per trasformare quel dolore, quella sofferenza, in qualcosa di grande, rendendolo meravigliosamente unica. Ma guarire non è facile, soprattutto quando tutto ti sembra infinitamente insignificante. Guarire è qualcosa di meravigliosamente grande, che richiede pazienza, devozione e tanto, tanto, dolore. sì, il contatto con quella sofferenza, con quel dolore infinito, è colui che renderà la tua esistenza. Ed è con questa consapevolezza, che ti rendi conto che, a volte basta davvero poco: basta un sorriso, una carezza,  un gesto di tenerezza, una persona che ti sa capire per riuscire a disarmarsi dalla stessa fatica di vivere. Infin dei conti, guarire è assumersi la responsabilità della propria sofferenza, provando piano piano, a trasformarla in qualcosa di positivo. In altre parole, in una risorsa per noi stessi e percoloro che ci stanno vicino. Guarire, in definitiva, è la consapevolezza che tutto è dentro di te, che la chiave per salvarti dal tuo stesso mostro, è dentro di noi e che l'unica chiave è nel nostro cuore. Se ammalarsi non è certamente una scelta, guarire è una scelta che continuiamo a fare con noi stessi: una scelta dalla quale non possiamo sottrarci. Perché, in fondo, guarire, significa curarsi e curarsi significa “prendersi cura” delle ferite che il dolore ci ha inficato nel nostro cuore. Per questa ragione, dobbiamo con tutte le forze provarci: provare a fare quel percorso passo dopo passo. Naturalmente, non dobbiamo farlo da soli, ma dobbiamo provare in tutti i modi a gridare con tutte le nostre forze che abbiamo bisogno d’aiut, che abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi oltre che di quello che siamo e siamo stati. Guarire, significa in un certo senso, evitare di ignorare quel grido sordo, che da troppo tempo il nostro corpo e la nostra mente continuano a gridare. In definitiva, guarire, significa non ignorarlo quel grido, ma piuttosto darli una possibilità: la possibilità di uscire da una gabbia, che da tanto, troppo tempo, ci tiene imprigionati. Ci tiene imprigionati nella peggior gabbia che abbiamo conosciuto, il nostro stesso dolore, il nostro stesso male, colui che ci ha distrutto giorno dopo giorno, impedendoci in un certo senso di poter toccare con mano ogni momento, ogni attimo, ogni momento prezioso che la vita ci dona. In definitiva, quel male ci ha impedito, nel bene e nel male, di vivere nel modo giusto ogni emozione che la nostra vita ci potesse offrire. Perciò, guarire, in fondo, significa poter sentire quelle emozioni, dandogli il peso che anno, senza dunque, farsi divorare da quest’ultime. Senza, in qualche modo, darsi la possibilità di vivere fino in fondo ogni attimo, ogni istante della nostra esistenza. Sì, guarire, significa darsela quella possibilità, senza farsi inghiottire dallo stesso peso delle emozioni. In altre termini, farsi divorare dal peso del dolore che da tanto, troppo tempo, ci si porta dentro.

Una nuova cultura del rispetto!!

Ci sono cose che ti feriscono, ma non per questo riesci a fermarle, a interromperle. In un certo senso, non riesci a rompere quel meccanismo che certe dinamiche comunicative/relazionali possono

innescare. Dinamiche, che se lasciate stare possono portare, alcune persone più fragili di altre, ad ammalarsi: ammalarsi di patologie, che giorno dopo giorno, divorano l’anima e la mente di chi ne

soffre. IN altre parole, ci si fa male, di un male, da cui uscirne è ancora più difficile. Perché se dai Disturbi Alimentari si può guarire, è pur vero che se ci finiamo, non è facile né

accorgersene, Né riuscire a prendere la coraggiosa scelta di guarire. Per questa ragione, è fondamentale sviluppare una CULTURA

GIUSTA, diversa, nuova, che aiuti chi non gli conosce ad acquisire una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che, ci aiuterà col tempo, a sradicare quella cultura nociva che certi retaggi culturali

portano. Perché questo possa accadere, è fondamentale continuare a rendere consapevoli, coloro che non conoscono queste patologie, su quelle che sono le conseguenze che mali come questi possono

lasciare: pesanti strascichi che distruggono le vite di queste persone. È perciò importante, lavorare affinché operatori sanitari e società civile, possano conoscere le Malattie del comportamento

alimentare, perché solo così si potrà sviluppare una cultura nuova rivolta a patologie così pesanti sul corpo e la mente delle persone. Una cultura prima di giudizio e pregiudizio, una cultura

che cerchi di evitare ogni forma di critica sul peso e sul corpo. Non si può continuare a pensare che l’immagine corporea e la valutazione del peso,possano essere parametri con cui

possiamo valutare noi stessi e quello che facciamo: perché noi siamo molto, molto di più di quello che gli altri pensano che noi siamo. E, forse, questa è la consapevolezza più grande: la

consapevolezza che da certe situazioni, siamo solo noi che possiamo capire, siamo solo noi che abbiamo il controllo totale delle nostre vite, liberi conoscitori el nostro cure. Nessuno può avere il diritto di giudicarci per ciò che non conosce di noi.

Ma se riuscissimo a sviluppare una cultura più aperta e meno giudicante sull’importanza di non valutare in maniera semplicistica il proprio corpo e quello altrui, avremmo anche la possibilità di

darci una possibilità: la possibilità che da mali come questi si possa guarire, e non ammalarsi con la stessa frequenza, comportata daunacultura di questo

genere che purtroppo li fa crescere e sviluppare nella nostra società odierna. Naturalmente, non sono solo i retaggi culturali a sviluppare le malattie del comportamento alimentare, ma questo è

uno dei modi per favorirne purtroppo la diffusionee continuare a farli crescere sempre di più, provocando un dolore atroce in chi ne soffre.

Chiedimi chi sono!

E' proprio vero che ciò che si dice ha delle conseguenze. La vita me lo ha insegnato in più modi, e a volte è stata piuttosto cruda. E' anche vero che spesso bisognerebbe disarmare certe frasi e armarsi invece di pazienza e di domande. La prima, per aspettare e cercare di capire se vanno poste, quindi il momento e il modo migliori per farlo. Le seconde, per fare chiarezza. Ma ogni domanda va smussata, rivalutata nel tempo, scomposta in tante piccole domande e ricomposta ogni volta cercando di comprendere il più possibile ciò che portiamo dentro, ciò che vorremmo effettivamente comprendere, sapere. Bisognerebbe avere la calma ed il coraggio per rispondere anche alle domande che poniamo a noi stessi, cercando di capire se in definitiva è opportuna questa ricerca di consapevolezza, di verità e cosa ci spinga a farla. E' un lungo viaggio, che assomiglia un po' ad una ricerca di equilibrio che non finisce mai. Io non ho una risposta: a giorni mi sembra che la cosa migliore da fare sia starmene zitto. In altri mi dico che infondo c'è bisogno di parlare, di sputare fuori ciò che si sente. Ma alla fine rimango io: me stesso, con ciò che sono. Con questo cuore che si è formato e deformato nel tempo, con le sue ferite e le sue risorse. Mi darà il coraggio di affrontare anche questo silenzio, anche questa pioggia di domande, di attimi, prima che arrivino delle domande tutte nuove.

Enrico M.

mercoledì 29 giugno 2022

Non si può essere ciò che gli altri vorebbero che noi fossimo!!!

Sono qui, qui sdraiata sul divano, quello di casa mia. Quel divano che, negli ultimi mesi, ha custodito gioie e dolori, prendendosi cura di me, anche quando tutto sembrava perso, anche quando tutto sembrava finito. Sì, qui ho riso, pianoto e vissuto i momenti più belli. Qui ho sofferto come un cane e mi sono fata le risate più grasse. E, mentre sono qui, qui seduta, sento il vento che mi accarezza il viso, i capelli, la pelle, ma dentro sono morta. Di una morte che non si conosce fino in fondo, di una morte che ti divora sempre più, a poco a poco, e ti prende tutto: le tue emozioni, i tuoi attimi di gioia, i momenti belli e spensierati. Sì, ti divora ogni cosa, ogni cosa che può farti stare bene. In altre parole, ti distrugge la tua stessa vita e con lei tutto ciò che ne concerne. Sì, più vai avanti, più ti senti spaccata, divisa in mille pezzi. Ma se mi chiedete perché, perché mi sento in questo modo, non so rispondervi. So solo che sono stanca, che faccio fatica e che la vita è molto più complicata di quanto si vorrebbe. Troppo complicata a volte. Così complessa che in certi casi si vorrebbe che fosse tutto più facile, più semplice, ma purtroppo o per fortuna, di facile a questo mondo non c’è niente. E con questa consapevolezza vai avanti, illudendoti di farcela, ma ad un certo punto ti rendi conto di non farcela più, di non avere più le risorse per vivere, per sorridere. A volte, ti sembra quasi di sforzarti per riuscirci, per riuscire a guardare il bicchiere mezzo pieno, per riuscire a non farsi soccombere dal caos della quotidianità. Ed è proprio in quel caos, in mezzo al casino dei giorni che passano, che capisci di non farcela, che capisci che hai paura. Paura di cadere, paura di non riuscire ad essere ciò che si vorrebbe, ma poi capisci che non si può essere ciò che gli altri vorrebbero che noi fossimo. E, con questa consapevolezza, con questo bagaglio di conoscenze, che ti rendi conto di non farcela, non farcela a continuare, a continuare ad accettare il peso del dolore. Quel peso che senti sul corpo e nel cuore. Quel peso che spesso strangola le mie emozioni, che le divora sempre più ogni attimo che passa. Sì, quanto è faticoso vivere a volte, ancora di più quando senti che fisicamente inizi a crollare. Più lo percepisci, più fai fatica: fatica ad accettare che le cose vadano diversamente, che tu stia diversamente da come speravi, da come ti aspettavi. In tutto questo, quel vento, quell’aria, ti sembra di non percepirli, di non percepire più nulla. In un certo senso, ti sembra di sentire tutto distante, così distante che ti senti quasi soffocare da quella stessa aria. In altre parole, ti sembra di vivere tutto con distacco, con freddezza, con la stessa freddezza che senti dentro. Una freddezza che ti fa sentire tutto lontano, distaccato, freddo per l’appunto. Di un freddo che ti incasina dentro, che ti scompiglia tutto, impedendoti di sentire ogni cosa, impedendoti di percepire tutto ciò che ti circonda, comprese le emozioni: quelle tue, che sembrano incapsulate in un cubetto di ghiaccio che non sembra intenzionato a sciogliersi; e quelle degli altri, che ti sembrano lontane anni luce. Sì, in quel casino, in quel caos, quello che senti è che tutto scorre: scorre inesorabilmente, ma dentro ti senti morire. Morire dallo scorrere frenetico della vita, in cui non trovi più lo spazio, il tempo per capirti, per ascoltarti e darlo spazio alle tue emozioni. Sì in quel casino, in quella corsa frenetica, tu cerchi di dare forma e spazio alla tua vita, ma ti rendi conto, che per una ragione o per una altra, quella vita forma non ne ha più. E mentre te ne rendi conto, mentre ti accorgi che tutto se ne va via in fretta, vorresti riempirli in qualche modo quei spazi, m ti rendi conto che non è più possibile, perlomeno, non ora. E, l’unico modo che hai, che conosci, è quello di riempirlo con le parole, quelle stesse parole, che spesso ti pesano, diventano il rumore delle tue giornate. E quanto rumore fanno quando ti rendi conto di non riuscire a capire, a comprendere chi ti sta accanto. E, quando accade, ti fa male. Ti fa così male che cerchi di ricuperare quello che è possibile, quello che riesci ad acchiappare dai dialoghi di chi vuoi bene. Ed è da quegli stessi dialoghi, da quei stessi discorsi, che ti rendi conto di quanto, alla fine di qui dialoghi, di quei discorsi, non resta molto, perché quel che conta, in fondo, è volersi bene. E volersi bene, non si colma con le parole, con i vuoti, con le urla, non si riempie con la rabbia. No, chi ci vuole bene, ci sta accanto indipendentemente da tutto, nonostante tutto: nonostante la fatica, nonostante la sofferenza, nonostante i momenti di sconforto, nonostante i momenti no. Chi ci sta accanto, ci sta vicino anche in quei momenti: quelli difficili, quelli negativi, ma proprio perché anche lui li vive, non ti giudica, non ti critica, cerca solo di sarti accanto con o senza le tue difficoltà, con o senza la tua disabilità, con o senza le tue patologie. Chi ti sta accanto, non ti sta accanto nonostante le tue difficoltà, nonostante i tuoi limiti, perché ti accetta per quello che sei anche con le tue imperfezioni. E, sono proprio quelle imperfezioni, quei tuoi stessi limiti, che sa guardare con occhi diversi, occhi di chi ti vuole bene, occhi di chi vuole andare oltre: oltre i tuoi stessi limiti, senza dunque dare peso alle tue imperfezioni. Le stesse che ti rendono ciò che sei, una persona unica, speciale per quello che puoi dare, per quello che ti porti dentro. Sì, chi ti sta accanto, ti guarderà per quello che sei, per quello che puoi donare, per quello che ti porti dentro, e non per quello che non sei o che vorresti essere. Sì, chi ti sta accanto, in definitiva, ti ama per ciò che sei, che dai, che vivi, e non per quello che gli altri vorrebbero tu fossi. Per questo dico a tutti voi, e a me stessa, che non dobbiamo sentirci in colpa per quello che siamo o per quello che facciamo, perché noi siamo quelli che siamo, anche quando ciò ci fa male, anche quando ciò fa soffrire fortemente. E allora, senza colpe, senza svalutazioni, tutto diventa meno difficile, meno pesante, più facile da affrontare, anche quando si sta male, anche quando tutto ti sembra insopportabile. Ed è lì su quel divano, che provo a combattere, ad affrontare anche ciò che ci sembra più difficile, più complicato, per l’appunto, impossibile. In definitiva, è in quel divano, che nel pieno della notte o del giorno, provo a potare avanti le mie/nostre battaglie. Quelle combattute, quelle da combattere, quelle che ci fanno male e quelle che sembrano insuperabili. Sì, da quel posto, su quel divano, mentre la corrente mi scompiglia i pensieri, che provo a rialzarmi, affrontando ancora più forte di prima, tutte le lotte che rettano da combattere. Le stesse che ci rendono le persone uniche e rare che siamo diventate.


venerdì 25 marzo 2022

RIALZARSI!

    Da mesi vivo in questa nuova casa, a Rovereto. Lo scelta io, quindi mi ci trovo abbastanza bene, perché non è né molto grande, né troppo piccola. Tutto sembra scorrere bene, almeno apparentemente. Fra impegni quotidiani, e vita vissuta al massimo, si può dire che tutto scorre. La verità è che per mesi non sono riuscita ad essere me stessa, a scrivere e quindi ad esprimere ciò mi portavo dentro. In un certo senso, è come se improvvisamente fossi precipitata nel caos di una grande città e non sapessi più la direzione verso cui andare. Ciò che mi è chiaro è che quel casino è nato perché ho perso i mei riferimenti: improvvisamente, anche per via del coronavirus, tutte le attività che facevo non potevo più svolgerle. L’arrampicata, per esempio, non la faccio non so da quanto tempo, musica anche. Insomma, tutto ciò che mi faceva stare in piedi, è improvvisamente sparito e, io non ho più trovato la forza, il coraggio per cambiare le cose. Da quel momento mi sono chsa in me stessa sempre di più. La cosa buffa è che non sentivo di stare male: dentro mi sembrava di essere più sicura, meno triste di un tempo. La verità è che quando si perdono i riferimenti, le passioni che ti fanno stare bene anche tutto il resto ti sembra insignificante. Sì, per me era tutto insignificante. E ripeto, non è che mi mancasse qualcosa: avevo tutto! Avevo un ragazzo che mi vuole e mi voleva bene, avevo la casa che desideravo, avevo la mia autonomia e indipendenza sia in termini economici, che in termini pratici. Insomma, rispetto a tempi passati, devo dire che stavo molto bene. Ma probabilmente dentro non stavo così bene, perché forse aver abbandonato l’arrampicata, non per ragioni che dipendono da me, non mi ha aiutata e forse, mi ha ferito più di quanto io creda. Col tempo mi sono detta che andarmene da casa dei miei era la cosa giusta, ma che non l’avrei fatta con i tempi con cui sono stata costretta ad agire. Questo mi fa capire che è fondamentale ascoltarsi, capirsi e fare le scelte che ci sembrano giuste nei tempi stabiliti dal nostro cuore. Agire per salvarsi è necessario a volte, e credo che a casa mia bisognava salvarsi, ma di norma è giusto, necessario, fondamentale rispettare i propri tempi, altrimenti si rischia di farsi molto male. Purtroppo a casa dei mei c’era e c’è un clima che non ti fa stare bene, che ti impedisce, in qualche modo, di essere sé stessi.  Per questa ragioneme ne sono dovuta andare, prima che la situazione diventasse troppo pesante.   Ma allo stesso tempo, Giona aveva bisogno di tempi diversi, di tempi suo per cambiare le cose. Invece è avvenuto tutto di corsa, di fretta, e quindi ho fatto fatica. Fatica a trovare i mei spazi, fatica a non sentirmi sopraffatta dai mille impegni della vita quotidiani. Perciò ho incominciato a sentirmi stanca: di una stanchezza che non conosci fino in fondo, ma che capisci che è prima di tuto interiore. Sì, quella stanchezza la sentivo anche nelle ossa, ma soprattutto nel cuore. Mi sembrava di non riuscire a fare nulla, di non sapere cosa volevo da me stessa e da chi mi stava accanto. Ma ciò che è peggio, è che quando mi si chiedeva come mi sentivo, nemmeno io lo sapevo fin in fondo. E questo mi feriva molto, mi lasciava senza parole. Sì, non c’erano parole per definire il limbo in cui sono finita: un libo che ti prende sempre di più ogni giorno. Più tu non fai, più non riesci a fare qualcosa, nemmeno le cose che ti farebbero stare bene. E quando questo dura per mesi, per anni, è forse opportuno preoccuparsene. Per poterne uscire ho dovuto ricostruire  un setting diverso, o comunque simile a quello che avevo prima di trasferirmi: ho rincominciato a fare sport, frequentando un corso di nuoto, mi sono iscritta a un corso di musica, scegliendo come strumento le percussioni e spero, di poter riprendere presto l’arrampicata. Per quanto riguarda lo studio sto facendo molta fatica. A tal proposito ho proposito ho provato a dare un esame a fine agosto, ma cono scarsi risultat. D’altronde non l’avevo preparato nei temi necessari. Spero quindi di  riuscire a riprendere a studiare con più regolarità, una volta che sono riuscita a fare tutto quello che mi piace e che mi dà le energie necessarie per tutto il resto. Questo non mi è servito questo per rialzarmi, ma mi è servito per acquisire la consapevolezza che così non poteva andare avanti. Mi è servito un concorso letterario per sbloccarmi, per voler provare a mettere in discussione questa situazione. Sì, quel concorso: “riflessi sul lago”, mi ha confuso le idee da un lato, ma dall’altra mi ha fatto scoprire un nuovo lato di me. Mi ha fatto capire che non devo pormi limiti nel conoscermi e, che se voglio, ho molte più risorse di quanto io possa credere. Sì, per anni ho pensato di non riuscire a scrivere racconti, che la scrittura narrativa non fosse il mio forte, ma quel percorso, me l’ha smentito totalmente. Da quel momento mi è venuta voglia di parteciparne ad altri e questo forse è quello che mi sta dando molta forza in questo momento. In definitiva, quello che ho compreso da quest’esperienza è che ho bisogno di dare: di dare tutto ciò che mi porto dentro. Dare non solo a chi mi sta accanto, ma anche a chi non mi conosce e desidera esplorare nuovi orizzonti. Sì, ho bisogno di scrivere, di scrivere e scrivere ciò che mi porto dentro, farlo conoscere ad altri per poter condividere ciò che sono e sono stata.

  e in definitiva, ho capito che non è la casa il mio problema, anzi dove sono mi trovo molto bene, ma ciò che mi porto dentro. Il modo in cui mi sento, l'ho sempre saputo, è quello che cambia le cose, e ne modifica anche il modo in cui le percepisco. Perchè, in fondo, basta poco per poterle cambiare. Mi basta solo fare ciò che mi piace, che mi fa stare bene, che mi rende viva e che, di conseguenza, mi da la forza per afrontare anche i momenti più difficili.  In definitiva, tornando al mio appartamento, ora mi trovo bene. Mi sento a casa e sento di aver fatto un percorso molto più lungo, molto più profondo di quanto possa sembrare. e comunque, la forza di queste righe, ci dice che nonostante tutto, nonostante le difficoltà, nonostante il periodo, si può sempre riuscire a rialzarsi in piedi… Anche quando tutto ti sembra crollarti addosso.sì, a volte ci vuole coraggio, volte ci vogliono momenti specifici, a volte ci vuole momento giusto, la parola giusta, le persone giuste per poter cambiare le cose… A volte semplicemente ci vuole cuore. Ebbene sì, è stato quel cuore a voler cambiare tante cose: a volte le hanno cambire le condizioni in cui spesso mi sono trovata e mi trovo.

giovedì 17 marzo 2022

il fiochetto lilla come simbolo di speranza, di coraggio e determinazione!

Tante sono le emozioni che aleggiano nel mio cuore.sono contrastanti, ma sono anche forti. Sentire emozioni, quando tutto dentro a volte ti sembra oscuro, nebbioso, impossibile, ti pare impossibile viverle. Ma ci sono e ci rendono ciò che siamo. E come si contrattano fra di loro: alla fatica, alla sensazione di non farcela, sento anche tanta forza… la forza di chi ha saputo continuare a combattere. La forza di chi ha trovato il coraggio per dar voce a chi non ne aveva. La forza di chi ha saputo starci accanto anche quando sembravamo invisibili.sì, sento emozioni contrastanti in una mattinata così densa, così luminosa. La fatica è tanta, gli sforzi sono infiniti. A volte ci vuole pazienza, a volte non se ne può più. Perché portarsi addosso un fardello come quello delle malattie del comportamento alimentare a volte pesa. Pesa tanto il cuore e se la mente di chi le fa. Pesa tanto sulle vite di chi ci sta accanto. Pesa e a volte ci sembra impossibile liberarsene. Poi ci sono queste mattinate, mattinate in cui provi emozioni. E provare emozioni non è scontato.quando, in realtà, ci sono giorni in cui ti sembra di non sentirle proprio punto in cui sembra di soffocare e basta. E quanti sono quei giorni quanti sono quelle mattinate angoscianti? Quant’è la fatica che tante volte si prova? È una fatica che non si riesce a spiegare a parole… Una fatica che si sente nelle ossa, nelle vene, nel cuore. Una fatica che chi ti sta accanto fatica a capire, vedere. Ebbene sì, la fatica esiste, gli sforzi sono tanti, la strada è ancora lunga: ma noi avremo il coraggio di tirarci fuori. Avremo il coraggio di provare a cambiare le cose perché ne abbiamo il diritto. Abbiamo il diritto di avere, di ricevere, le cure necessarie, quelle migliori per riuscire a vivere al massimo delle nostre possibilità. E con questa consapevolezza, con questa voglia di provarci, con questa forza, voglio provare a cambiare le cose. Non è facile, non lo sarà mai… Perché a volte bisogna cercare un equilibrio.un equilibrio tanto complicato da trovare… L’equilibrio e tante volte si fa fatica A percepire in mezzo al casino della quotidianità. E con questo, con questa consapevolezza, mi auguro, vi auguro, ancora una volta, in ritardo, buon fiocchetto lilla! Un fiocchetto lilla pieno di speranza, pieno di coraggio, pieno di vita.la stessa vita e pertanto, troppo tempo, abbiamo negato a noi stessi ,  e A chi quotidianamente,  ci sta accanto.

mercoledì 16 marzo 2022

L'angosciante stanchezza di combattere!!!

Il tuo messaggio Sono qui su un treno, uno dei tanti che ho preso nella mia vita. Uno di quelli che avrei tranquillamente evitato di prendere. e mentre sono qui, qui seduta, il casino che ho dentro aumenta. un casino fatto di emozioni contrastanti: la voglia di stare con altre persone, di vive al massimo quest'esperienza da un lato; e il desiderio di rifugiarmi nel mio guscio di silenzio dall'altra. in tutto ciò aprendo Facebook mi vedo scorrere i post dedicati alla giornata nazionale del fiocchettò lilla, la giornata dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. e tanti, troppi sono i pensieri che affollano la mente. La soddisfazione per essere riusciti a ottenere molti risultati legislativi e non solo da un lato, si confonde con la frustrazione di sentirti invisibile, di lottare senza doverti far sentire, vedere da chi vorresti che ti ascoltasse. dall'altra, quando certe mattine ti capita di sgarrare, di mangiare diversamente, e la fatica sale, dentro sei stanco. stanco di lottare a volte, di sentirti male, di fare fatica. sei stanco e anche se provi a cambiare le cose, è facile mandare tutto a fan culo. si, quanto vorresti che fosse tutto meno difficile, meno complicato. lo vorresti, a volte, ma sai perfettamente che non possiamo.  e così che cerchiamo di riprenderci di recuperare quelle forze, per continuare. continuare imperterriti verso il desiderio di vivere, di affrontare la nostra esistenza al massimo delle possibilità.  la verità e che spesso il desiderio di morte, di mollare tutto, prende il sopravvento. Ma poi ti riprendi, e ti dai la forza, il coraggio, per andare avanti, per riprovarci, anche se sai perfettamente che non è facile. ma infondo, cosa c'è di facile in questa vita? Pressappoco niente. e con questa consapevolezza, mi sforzo di non farmi schiacciare dalle emozioni, dalla voglia di lasciar perdere tutto. quel desiderio, che quando si è stanchi, prende il sopravvento.
Non ho molte risposte, non ho molte parole: e a volte è come se i pensieri sbattesse sbattessero come conchiglie nel mare della vita che a volte mi frastorna, mi toglie lucidità. Però continuo a spingere, a correre, cerco di stare in piedi e tengo per mano la ragazza che sento mia, cercando di non perdereil suo cuore, cercando di fare attenzione anche nella confusione che dentro e fuori a momenti sembra poter prenperdere ilsopravvento. Ma non ce la farà, perché anche quando mi sento spezzato, come rotto il mille frammenti, anche quando le parole sono solamente pezzi di un puzzle emotivo che sembra non avere più senso sull'asfalto arido di certi giorni, io non smetto di crederci, di andare avanti. Emettendo suoni, scalciando per non arrendermi, per rimanere sveglio. Affrontando la paura. Ci sono su quel treno e che mi piaccia o meno, se sono qui è anche pecche stiamo provando a cambiare le cose, è perché stiamo riuscendo a fare cose incredibilmente grandi. ma a volte, quando si lotta, quando si fa fatica, si ci sente stanchi. e tutto dentro ci sembra impossibile. ma poi basta poco, le parole giuste, le persone che sanno supportarti al momento giusto, per renderti conto che dopo la pioggia, compare l'arcobaleno. l'arcobaleno della vita, fatto da mille sfumature, tutte diverse e dure, ma che allo stesso tempo, ti aiutano a buttare a terra tutte le tue paure.
16 mar 2022, 09:25

mercoledì 9 marzo 2022

L'IMPRESCENDIBILE BISOGNO DI ESSERE RISPETTATI!

ho freddo. Ho freddo e sento il bisogno di rifugiarmi fra le braccia di chi mi vuole bene. Di chi mi ama. Di chi, ha combattuto strenuamente, notte e giorno, per starmi acanto. Sì, sento freddo fuori, quasi come se mi salisse un brivido dalla schiena, ma poi mi rendo conto che attorno ho un’infinità di amore e di calore. E, man mano che provo ad avanzare, quel freddo cambia, si trasforma, in un certo senso, assume una forma diversa. Un po’ come le mie emozioni, che giorno dopo giorno, si trasformano, cambiano, diventano talvolta più intense e talvolta meno intense. E, mentre ti rendi conto che tutto cambia, assumi la consapevolezza dentro di te e ti rendi conto chec’è qualcosa che si annida, che non vuole proprio cambiare. No, non c’è verso, più provo a cambiare le cose, più mi sembra di non farlo. E, quando penso di esserci riuscita, mi rendo conto che non è andata proprio in questo modo. Perché quello che credevo io, non coincide con i numeri: quei numeri che mi hanno rovinato la vita, in fin dei conti, ti danno la direzione, tracciano un percorso che definisce il tuo stato di benessere. E, quando ti rendi conto, che quei numeri non coincidono con quello che pensi di star facendo, ti cade il mondo addosso. Ed è lì, in quell’occasione, che ti rendi conto che non è tutta una tragedia: tu hai fatto il possibile, ci hai provato almeno; ma poi, provarci, non significa riuscirci sempre. Provarci significa fare dei tentativi nel cambiare le cose e, non sempre, questeriusciamo a realizzarle. Provarci, in fin dei conti, significa averci messo tutto l’impegno, ma se non ci riesci, non vuol dire che sei sbagliata, o che sei insignificante per chi ti sta accano. Non riuscirci vuol dire che bisogna cambiare rotta, individuare una strada differente, che possa far stare meglio te e chi ti sta accanto. Ma un conto e dirselo, un conto e provare a mettere in pratica questa teoria.   Metterla in pratica significa provarci, con tutte le forze, anche quando si è stanchi, anche quando ti sembra di non riuscirci, anche quando tutto ti sembra impossibile. In definitiva, provarci significa non smettere di lottare, anche quando ti senti solo, anche quando ti rendi conto che non ti capisce nessuno, anche quando pensi che non vale più la pena di continuare.  Eh, quanto si è stanchi, a volte, si rischia di perdere la pazienza, ma bisogna resistere, bisogna fare in modo che non si molli mai. Ma sai ance tu che non è possibile non mollare, anche perché siamo esseri umani. E, in quanto tali, ci perdiamo, facciamo fatica, spesso molliamo. E quando molliamo, ci viene facile lasciar perdere, mollare tutto, non tornare sui propri passi. E, a volte, facciamo pure fatica a comunicare. A comunicare con chi ci sta accanto. A Volte, ti sembra quasi impossibile, farsi comprendere da chi invece dovrebbe sapere, e quindi, conoscere la propria situazione. No, spesso loro sono i primi a non capire, i primi a ignorare aspetti importanti del proprio carattere, o aspetti importanti, fondamentali, per la tua esistenza. E in tutto ciò, quanto è difficile vivere, perché vivere significa essere vivi, provare a combattere ance quando è difficile, troppo complicato. Ma combattere, spesso, è faticoso, non è scontato. E quando non è scontato, richiede il desiderio di essere ricambiati. Soprattutto quando quello sforzo è molto arduo. Sì, spesso, si vorrebbe avere tutto subito, ma tutto e subito non si può avere, soprattutto quando la fatica è tanta. Ma comunque sia, mentre ci provi, mentre provi a cambiare le cose, hai paura di non riuscire a resistere, di non farcela, o comunque sia, di non esserci riuscito fino in fondo. E spesso è quella paura, quel blocco emotivo, che ci ferma, che ci impedisce di andare “oltre”: oltre le paure, oltre le resistene oltre il desiderio di portare avanti il proprio processo di cambiamento.  del cambiamento. Quel cambiamento che tutti, troppi, hanno voluto, anzi preteso. Un cambiamento che necessitava di un percorso, un percorso in cui il rispetto era la prima parola d’ordine. Quando in verità, nessuno ha voluto, potuto, rispettare le mie esigenze, i miei tempi, la mia capacità di vedere le cose da una prospettiva diversa, comune. In definitiva, comprensibile per chi ti stava e ti sta accanto. Perché se c’è una cosa su cui ho fatto fatica, e ancora oggi pongo resistenza, è la necessità di vedere le cose dalla prospettiva di chi mi voleva e mi vuole aiutare. Per me quella prospettiva era folle, impossibile da  capire e accettare. Perché se per gli altri seguire le indicazioni mediche significava stare bene, quando per me, non aveva senso e significava solo mancarmi di rispetto. Mancarmi di rispetto nei tempi, gli stessi che mi servivano per capire ciò che mi succedeva, e soprattutto, darmi la possibilità di trasformare la mia situazione. E quella mancanza di rispetto, quel non capire i miei bisogni, le mie esigenze, mi ha traumatizzato per sempre. E, certi traumi, come certe cicatrici, non si guariscono facilmente. Spesso ti fanno solo stare male e, cerchi piano piano, di trasformarli per quanto possano continuare a bruciarti dentro. E più ti bruciano, più fai fatica ad accettarli, affrontarli e farli tuoi. E, per quanto, chi ti sta accanto cerchi di capire e aiutarti, tu fai fatica a cambiare le cose. Questo perché i propri temi, non sono mai quelli degli altri. Per questa ragione credo che un’adeguata presa in carico, da parte degli operatori sanitari, sia quella di tenere conto dei bisogni della persona, ascoltando le sue richieste, e soprattutto rispettando le sue scelte nei suoi tempi. Tempi che sono diversi da persona a persona. E, per quanto certe cose, siano semplici, banali, di facile comprensione per tutti, non è detto che per chi si ha accanto, di fronte, sia lo stesso. Per questo nella cura, nel sostegno ai bisogni sociali e sanitari, è fondamentale empatizare con chi si ha di fronte. Perché è facile utilizzare protocolli, modelli comportamentali o medici, ma è difficile personalizzarli sul bisogno di chi ci sta parlando, ascoltando. In definitiva, di chi ci sta mettendo a disposizione il suo tempo, le sue energie e il suo cuore. Per questa ragione Rispettatelo sempre quel cuore, perché nessuno di voi lo conosce fin in fondo. E, proprio perché non lo si conosce, che bisognerebbe rispettarlo, perché nessuno può sapere quanto dolo esiste dietro a quelle parole, dietro a quei sforzi. Sforzi per comunicare ciò che si porta dentro. Per questa ragione, fate sempre attenzione, perché le persone sono preziose, preziose quanto un fiore. E come un fiore va rispettato, perché non lo si può fare per un essere umano. Che come il fiore, combatte, lotta e soffre per non farsi calpestare. Il rispetto delle persone, significa dunque rispettarle nella loro integrità, nei loro desideri, nel loro bisogno di fare o non fare delle scelte. Sì, rispettare qualcuno significa chiedere, capire, e non dare nulla per scontato, ma soprattutto significa accettare le scelte di chi ci sta accanto, anche quando non le capiamo, anche quando ci sembrano assurde. Rispettare in fine significa non imporre nulla. Rispettare dunque che l’altro la pensi diversamente da noi. Rispettare l’altro significa, in definitiva non sopraffare l’altro, anche quando ci verrebbe l’istinto di farlo. Rispettare, significa in definitiva, lasciare l’altro libero di scegliere, di decidere per sé stesso, indipendentemente dalle conseguenze che può riscontrare. Perché solo così, un soggetto può essere veramente libero di portare avanti i cambiamenti che ritine più opportuni, secondo i suoi tempi e le sue esigenze. Per tutte queste ragioni, anche quando è dura, anche quando è doloroso, non impedite alle persone che vi stanno accanto di fare le loro strade, di prendere, in un certo senso, in mano le proprie vite. E vedrete che quel freddo, quella durezza, quella paura del cambiamento, a poco a poco, con pazienza e devozione, prenderanno una forma diversa, le sentiremo quasi impercettibili nella nostra vita.  

    

       

l'inesorabile forza dell'amore può tutto!!!

Ci sono storie che incominciano prima che tu possa imaginare: nascono dal cuore e ti riempiono d'amore. lo stesso che senti nei confront...